L’Alpe d’Huez nella leggenda: Pogacar cancella Pantani e ipoteca il quinto Tour

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La diciannovesima tappa del Tour de France 2026, la Gap – Alpe d’Huez di 127,9 chilometri, è già negli annali del ciclismo. Tadej Pogacar, il dominatore sloveno dell’UAE Team Emirates XRG, non si è limitato a conquistare la vetta del mitico Alpe d’Huez per la prima volta in carriera, ma ha letteralmente riscritto la storia della salita più famosa del mondo, polverizzando un record che sembrava eterno: quello che apparteneva a Marco Pantani dal lontano 1995.

La sua ascesa in 35 minuti e 27 secondi, con un distacco di un minuto e 23 secondi sulla leggendaria impresa del Pirata, è un'impresa che lascia senza fiato e che proietta il ciclismo moderno in una nuova dimensione. Ma l'impresa di ieri è anche il prologo di una giornata che si preannuncia epocale: sabato 25 luglio, con la ventesima tappa, la cosiddetta "tappa regina", il Grande Boucle affronterà il suo ultimo, durissimo atto sulle Alpi, da Bourg-d'Oisans all'Alpe d'Huez, per un percorso di 170,9 chilometri e oltre 5.400 metri di dislivello.

La rimonta da favola sul Maracanà del ciclismo

La vittoria di Pogacar porta la firma di una rimonta che solo i fuoriclasse sanno orchestrare. Nel corso della frazione, un gruppetto di testa composto da una quarantina di corridori era riuscito a guadagnare un vantaggio di oltre tre minuti ai piedi dell'ascesa finale. Tra questi, i nomi di spicco erano quelli dell'ecuadoriano Richard Carapaz (EF Education-EasyPost), vincitore del giorno prima, del francese Lenny Martinez (Bahrain Victorious) e dello statunitense Sepp Kuss (Visma-Lease a Bike).

Nella bagarre dei migliori, a 12 chilometri dal traguardo, Pogacar ha deciso che era arrivato il suo momento. Un allungo secco, in solitaria, che ha lasciato sul posto gli altri pretendenti alla classifica generale, come il belga Remco Evenepoel, e che ha innescato una delle rimonte più spettacolari della storia recente del Tour. Lo sloveno, con un ritmo indiavolato, ha iniziato a riprendere uno a uno i fuggitivi, fino a raggiungere e superare Carapaz e Martinez a meno di due chilometri dall'arrivo.

Un ultimo scatto a 800 metri dalla linea del traguardo gli ha permesso di staccare i due avversari e di regalarsi una vittoria che, per la sua intensità e il suo significato, rappresenta forse il capolavoro più bello della sua già straordinaria carriera. L'atmosfera resa incandescente dai ventun tornanti gremiti di spettatori giunti da ogni parte del mondo, una folla che il diretto interessato ha definito "pazzesca", ha reso l'impresa ancora più epica.

La tappa regina e la corsa al podio

Il trionfo di ieri, la quinta vittoria di tappa in questa edizione e la 26esima in carriera al Tour per lo sloveno, ha però un valore che va ben oltre la singola frazione. Con questo risultato, Pogacar ha praticamente messo al sicuro la sua quinta maglia gialla, andando così a eguagliare il record di leggende come Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain. Nella classifica generale, il vantaggio su Evenepoel è ora di 7 minuti e 11 secondi, un margine incolmabile a due tappe dal termine.

Tuttavia, il Tour non è ancora finito e la ventesima tappa, in programma sabato, si preannuncia come un vero e proprio spartiacque per le posizioni di podio. La frazione, che da Bourg-d'Oisans porterà i corridori nuovamente sull'Alpe d'Huez, è un concentrato di difficoltà con l'ascensione del Col de la Croix de Fer, del Col du Télégraphe e dell'epico Col du Galibier, prima dell'ultima, massacrante salita verso il traguardo. Una tappa che mette in palio punti pesanti per la classifica generale e che potrebbe regalare emozioni fino all'ultimo metro.

La lotta per il terzo gradino del podio è apertissima: il messicano Isaac Del Toro, compagno di squadra di Pogacar, attualmente è terzo ma è tallonato dal giovane fenomeno francese Paul Seixas, con soli 24 secondi di distacco.

Le parole di Pogacar e il significato di un'impresa

Al termine di una giornata che ha lasciato tutti senza parole, lo stesso Pogacar ha commentato la sua impresa con la sobrietà che lo contraddistingue, pur non nascondendo l'emozione per un successo che inseguiva da tempo. "È molto bello vincere qui, l'atmosfera era pazzesca su tutta la salita", ha dichiarato ai microfoni di Rai Sport, sottolineando il ruolo fondamentale della sua squadra. Riguardo al record di Pantani, lo sloveno ha ammesso di non averlo cercato attivamente, ma di esserne felice: "Onestamente non so quale fosse il tempo di Pantani.

Ho evitato internet e le notizie nelle ultime settimane, non ci do troppo peso. Quando ho saputo di aver battuto il record, beh... è fantastico". Una risposta che la dice lunga sul suo approccio mentale, tutto focalizzato sulla performance e sul gioco di squadra. La sua cavalcata in solitaria è stata un capolavoro di potenza e intelligenza tattica: "Sapevo di avere buone gambe e ho deciso di andare fino in cima. Ho dovuto lottare con ottimi ciclisti, loro hanno un po' giocato alla fine e io ne ho approfittato".

Con queste premesse, l'appuntamento di sabato non è solo l'ultima occasione per gli uomini di classifica, ma anche un'ulteriore chance per il fuoriclasse sloveno di scrivere un'altra pagina indelebile della sua carriera e di quella del ciclismo mondiale, su una salita che da ieri notte ha un nuovo, straordinario padrone.

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