Carapaz vince all'Alpe d'Huez, Kuss si inchina: l'ecuadoriano si prende tappa e maglia a pois
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Redazione Sport
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Ci sono vittorie che valgono una tappa del Tour de France e altre che invece raccontano un'intera carriera, ma quella che Richard Carapaz si è conquistato sull'Alpe d'Huez, nella ventesima frazione della Grande Boucle 2026, appartiene di diritto a entrambe le categorie.
L'ecuadoriano, classe 1993, ha sferrato l'attacco decisivo nel momento più opportuno, approfittando di un errore madornale di Sepp Kuss per involarsi verso il traguardo e mettere al contempo un'ipoteca pesantissima sulla maglia a pois, che ormai sembra destinata a vestire i suoi colori fino alla passerella finale sui Campi Elisi.
Una domenica da sogno per il corridore della EF Education-EasyPost, che a 33 anni dimostra di avere ancora una fame e una determinazione fuori dal comune, capaci di mettere in ombra anche il dominio assoluto di Tadej Pogacar, il quale, pur avendo ormai in tasca il suo quinto Tour de France, ha scelto di giocare una partita diversa, più da gregario di lusso che da cannibale, per proteggere il giovane Isaac del Toro sul podio.
L'errore di Kuss e il colpo di genio di Carapaz
La tappa regina, quella che da Le Bourg d'Oisans conduceva all'iconico traguardo dell'Alpe d'Huez dopo 179,9 chilometri e un dislivello complessivo di 5.500 metri, sembrava inizialmente scritta per Sepp Kuss, lo statunitense della Visma-Lease a Bike che aveva impostato la sua azione solitaria con il piglio del vincente. E invece, a pochi chilometri dal traguardo, è accaduto l'imponderabile: un errore di valutazione, un attimo di blackout, e la fuga che sembrava ormai in ghiaccio si è trasformata in un'occasione d'oro per il suo inseguitore.
Kuss, come lui stesso ha ammesso a caldo, non era lucido, e mentre vedeva Carapaz riavvicinarsi minacciosamente alle sue spalle ha commesso l'errore fatale, quello che gli è costato la tappa e che ha permesso all'ecuadoriano di piazzare lo scatto decisivo. Non si può certo dire che la vittoria sia stata regalata, perché Carapaz è stato lì, costante e paziente, a limare il distacco metro dopo metro, pronto a raccogliere l'eredità di un avversario che ha vacillato sul più bello.
Pogacar protegge Del Toro, Carapaz si prende la scena
E Tadej Pogacar, il dominatore di questa edizione, che ormai può godersi il suo quinto sigillo sulla Maglia Gialla in attesa della passerella parigina? Lo sloveno, meno indiavolato del solito, ha interpretato la penultima tappa con un ruolo inedito, quello del fratello maggiore attento e premuroso nei confronti del giovane compagno di squadra Isaac del Toro, il quale rischiava seriamente di perdere il terzo gradino del podio.
Una scelta tattica che ha finito per esaltare ancora di più la figura di Carapaz, il quale, senza l'ingombro di un Pogacar in versione offensiva, ha potuto giocarsi tutte le sue carte in una salita mitica come quella dell'Alpe d'Huez. Il guerriero delle Ande ha così conquistato una delle vittorie più belle della sua carriera, aggiungendo un capitolo importante alla sua storia con il Tour de France, e mettendo un'ipoteca sulla maglia a pois che sembrava ormai destinata ad altri lidi.
Una vittoria che vale una carriera e la maglia a pois
Il traguardo dell'Alpe d'Huez, con i suoi celebri tornanti e il pubblico in delirio, ha incoronato un campione che non ha mai smesso di credere nei propri sogni, nonostante l'età che avanza e le mille difficoltà incontrate in una stagione non sempre lineare. Per Carapaz, la vittoria di tappa e la conquista virtuale della maglia a pois rappresentano il coronamento di un impegno costante, fatto di attacchi e ripartenze, di sacrifici e di quella tenacia che lo ha sempre contraddistinto.
Ora, con la tappa conclusiva di domenica a Parigi che si preannuncia come una passerella per Pogacar e per tutti i protagonisti, l'ecuadoriano potrà godersi il meritato trionfo, con la certezza di aver scritto una pagina indelebile di questo Tour de France 2026. Una pagina in cui l'errore di Kuss, la lucidità di Carapaz e la scelta di Pogacar di fare da scudiero si intrecciano in un racconto affascinante, che restituisce tutto il fascino e l'imprevedibilità della corsa più importante del mondo.
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