Richard Carapaz, il guerriero delle Ande: l’Alpe d’Huez incorona un campione senza tempo
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Redazione Sport
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Ci sono vittorie che valgono una tappa del Tour de France e altre che raccontano un’intera carriera. Quella conquistata da Richard Carapaz sul leggendario muro dell’Alpe d’Huez, al termine della ventesima frazione di questa edizione, appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Perché se è vero che Tadej Pogacar, con il suo quarto posto odierno, ha di fatto blindato la conquista del quinto Tour della sua carriera, è altrettanto vero che la scena, ancora una volta, se l’è presa il corridore ecuadoriano della EF Education-EasyPost, capace di regalare un capolavoro di forza e intelligenza tattica in una delle salite più iconiche del ciclismo mondiale.
La tappa regina e il colpo del guerriero
Il percorso di giornata, 179,9 chilometri con partenza da Le Bourg-d'Oisans e arrivo sull'Alpe d'Huez, presentava un dislivello complessivo di 5.500 metri. Un percorso da brividi che gli addetti ai lavori hanno subito definito come la tappa regina di questo Tour, e che non ha tradito le aspettative. Mentre il gruppo dei big giocava a nascondino per la vittoria finale e per le posizioni di prestigio sul podio, è stato Carapaz a prendere per mano la corsa, imponendo il suo ritmo e la sua cadenza nelle rampe più dure.
Per il corridore sudamericano si tratta della decima vittoria in un grande giro e della terza personale al Tour de France, un bottino che arricchisce un palmarès già di tutto rispetto ma che, forse, non racconta fino in fondo la determinazione di un atleta che ha sempre creduto nei propri mezzi.
Pogacar controlla, Del Toro respira
La maglia gialla Tadej Pogacar, meno indiavolato del solito, ha scelto una gestione oculata della fatica, apparendo quasi più preoccupato di fare da fratello maggiore al suo giovane compagno di squadra Isaac Del Toro che di andare a caccia dell'ennesima tappa. Il messicano, che stava rischiando di perdere il terzo posto sul podio a causa delle folate offensive degli inseguitori, ha potuto contare sulla presenza rassicurante del suo leader, a dimostrazione di una coesione di squadra che va oltre la semplice supremazia numerica.
Lo sloveno della Uae Emirates ha chiuso con un piazzamento che non scalfisce minimamente il suo immenso vantaggio in classifica generale, ormai incolmabile a poche centinaia di metri dal traguardo finale di Parigi, dove domenica indosserà per la quinta volta la maglia gialla.
La maglia a pois e il valore di un simbolo
Ma la notizia più attesa, oltre al successo di tappa, riguarda la matematica conquista della maglia a pois da parte di Carapaz. Il riconoscimento al miglior scalatore del Tour, che per lui assume un significato speciale, va a coronare una settimana di ascese e discese vissute sempre all’attacco. A differenza di altri anni, quando la lotta per la classifica generale assorbiva tutte le energie, in questa edizione Carapaz ha dimostrato di saper cambiare pelle, interpretando la corsa con la generosità di chi non ha paura di osare.
L’immagine del corridore ecuadoriano mentre affronta i tornanti dell’Alpe d’Huez, con lo sguardo fisso verso la vetta e il ritmo costante di chi conosce la fatica della montagna, resterà impressa negli occhi degli appassionati come una delle più poetiche di quest'anno.
Un finale in discesa verso i Campi Elisi
Ora il circo del Tour si sposta verso la capitale francese per la passerella finale sui Campi Elisi, una tradizione che chiuderà ufficialmente l'edizione del 2026. Non ci saranno più scenari di alta quota, ma la carica emotiva di un arrivo sul velluto che premierà il dominio schiacciante di Pogacar, il quale ha saputo gestire pressioni e attacchi senza mai vacillare.
Per Richard Carapaz, invece, la strada verso casa si illumina di una luce diversa: quella del guerriero che ha saputo trasformare una tappa di montagna in un manifesto del proprio valore, dimostrando che il ciclismo è fatto anche di gesti individuali capaci di emozionare al di là delle classifiche. La carriera dell'ecuadoriano, costellata di infortuni e rinascite, trova in questa affermazione sull'Alpe d'Huez una delle pagine più alte, un punto fermo in un percorso che ha sempre avuto il sapore della rivincita.
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