Macron accusa Trump di neocolonialismo e sfida l’ordine globale
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Nel tradizionale discorso al Corpo diplomatico, il presidente francese Emmanuel Macron ha scelto un tono di inusitata durezza, tracciando un quadro fosco delle relazioni internazionali dove, a suo dire, si è imposta la legge del più forte. Parlando agli ambasciatori riuniti all’Eliseo, il capo dello Stato ha lanciato un monito circostanziato, denunciando una deriva che mina alle fondamenta il sistema multilaterale. La sua critica, sebbene non nominasse esplicitamente Paesi in ogni passaggio, è risultata un attacco frontale alla politica estera degli Stati Uniti sotto la guida di Donald Trump, colpevoli secondo Parigi di un graduale ma netto allontanamento dagli alleati storici e dalle regole condivise.
Un multilateralismo in frantumi
Macron ha sottolineato, con frasi articolate che racchiudevano una preoccupazione crescente, come le istituzioni internazionali nate dal secondo dopoguerra funzionino ormai in modo sempre meno efficace. Questa erosione, ha osservato, non è accidentale ma il risultato di precise scelte di alcune potenze che, svincolandosi dagli impegni comuni, aprono la strada a un mondo dominato dalla pura forza. Ha fatto riferimento, in particolare, alle recenti decisioni statunitensi di sospendere il sostegno a numerosi organismi multilaterali, decisioni che hanno privato il sistema di un pilastro fondamentale e accelerato una frammentazione già in atto.
La denuncia dell’"aggressione neocoloniale"
Il passaggio più forte del discorso è stata tuttavia l’accusa di una nuova forma di colonialismo, definita senza giri di parole “aggressione neocoloniale”. Macron ha affermato che alcune nazioni, dietro una retorica pubblica che si ammanta di sovranismo e anticolonialismo, perseguono in realtà politiche di pressione e dominio economico e diplomatico. “Ci troviamo dentro un gioco strano”, ha dichiarato il presidente, secondo cui francesi ed europei si troverebbero sottoposti a questa dinamica perversa, dove le parole non corrispondono ai fatti e si assiste a un processo di spartizione di sfere d’influenza. Una situazione, questa, che ricorda logiche di potere che si credevano superate.
Il ritorno delle logiche di potenza
Il quadro dipinto dall’Eliseo è quello di un ordine internazionale in profonda crisi, dove la tentazione per le grandi potenze è quella di ritagliarsi zone di controllo, ignorando o strumentalizzando i forum di dialogo comune. Macron ha ribadito il concetto espresso l’anno precedente riguardo al “movimento internazionale dei reazionari”, sostenendo che tale tendenza non solo permanga ma si sia addirittura rafforzata. La sospensione unilaterale degli impegni, l’abbandono degli accordi climatici e il disimpegno dalle organizzazioni internazionali vengono letti come i sintomi più evidenti di questa involuzione, che trasforma la competizione geopolitica in uno scontro senza regole.
La posizione francese di fronte alla svolta americana
Sebbene il discorso non abbia annunciato specifiche contromisure, la postura di Macron è apparsa come un tentativo di definire una chiara linea di frattura e di assumere un ruolo di guida per quegli attori che ancora credono nel multilateralismo. La denuncia pubblica e così netta rappresenta, di per sé, un fatto politico di rilievo, che segna una distanza difficilmente colmabile con l’amministrazione americana. L’allarme lanciato dall’Eliseo non riguarda solo la violazione di singoli trattati, ma il rischio concreto di un ritorno a un’era in cui i rapporti di forza bruti sostituiscono il diritto e la diplomazia, lasciando gli attori più piccoli in una posizione di sudditanza.




