A Messina la prima protesta contro il Ponte sullo Stretto, mentre il progetto divide
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Redazione Interno
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A due giorni dall’approvazione del progetto definitivo, Messina ha ospitato la prima manifestazione contro la costruzione del Ponte sullo Stretto, infrastruttura destinata a collegare Sicilia e Calabria. I manifestanti, che si autodefiniscono No Ponte, hanno promesso una resistenza dura, simile a quella dei No Tav, annunciando azioni di piazza per bloccare l’avvio dei cantieri. "Non passerete, non passerete!!!", ha gridato una delle organizzatrici del corteo, sottolineando l’intenzione di opporsi con ogni mezzo.
L’opera, che rappresenta un cavallo di battaglia del centrodestra, era stata accantonata durante il governo Monti, quando prevalse una linea di austerity dettata da Bruxelles. La sua riproposizione ha riaperto un dibattito che va oltre la semplice questione infrastrutturale, toccando temi economici, ambientali e persino simbolici. Secondo un’analisi di Unimpresa, il Ponte richiederà un investimento iniziale di 13 miliardi, con ricavi annui stimati tra i 535 e gli 800 milioni di euro, ma il rientro completo dell’investimento potrebbe richiedere fino a trent’anni. I sostenitori sottolineano però che i benefici, tra cui un flusso annuo di 25 milioni di veicoli e 36mila treni, si vedrebbero già dal primo anno.




