Conegliano, ottavo scudetto di fila: Milano ko in quattro gare, la dinastia delle pantere non si ferma
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Redazione Sport
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Quando domenica, al Palaverde, la Curva aveva dovuto ammainare lo striscione con la scritta “Sognando come 10 anni fa” a causa di un inatteso incidente di percorso, nessuno poteva immaginare che la rimonta fosse solo rimandata di novantasei ore. Invece, nell’Allianz Cloud di Milano, quelle stesse bandiere ideali sono state rialzate al cielo: la Prosecco Doc Imoco Conegliano è ancora campione d’Italia, e lo è per la nona volta nella sua storia, l’ottava consecutiva, a distanza di un decennio esatto dal primo storico alloro. Le pantere, guidate da Daniele Santarelli, hanno così aggiunto l’ennesimo trofeo a una bacheca che negli ultimi anni ne ha collezionati 31, un numero che da solo racconta la portata di un’egemonia senza precedenti nel volley femminile italiano.
L’atto finale all’Allianz Cloud, un 3-0 che non ammette repliche
Sul parquet meneghino, la Numia Vero Volley Milano ha provato a resistere, forte della vittoria ottenuta in gara 3 che aveva tenuto vive le speranze di ribaltare la serie. Eppure, nella quarta sfida, le ragazze di Stefano Lavarini si sono dovute inchinare di nuovo alla superiorità delle venete. Il punteggio finale recita 3-0 (25-17, 25-22, 25-22) e chiude la contesa sul 3-1 nella serie al meglio delle cinque partite. La partita, a tratti, è stata un capolavoro di sostanza: Conegliano non ha mai concesso il fianco a entusiasmi pericolosi, gestendo il vantaggio anche quando, nel terzo set, Milano sembrava poter riaprire tutto (sul 21-22). Ma l’esperienza di chi ha vinto tutto, ormai, trasforma queste potenziali crisi in mere formalità.
Le regine in campo: Haak e la difesa, l’arma in più
Se c’è una giocatrice che simboleggia questa macchina da guerra, quella è Isabelle Haak. L’opposta svedese, nominata MVP della finale, ha piazzato 19 punti pesantissimi, trascinando le compagne in ogni frangente delicato. Al suo fianco, la schiacciatrice brasiliana Gabi (Guimaraes) ha aggiunto 11 punti, mentre la solida coppia di centrali formata da Fahr e Chirichella ha murato con precisione chirurgica. Dall’altra parte della rete, Paola Egonu – nonostante i 24 punti realizzati e il ruolo di capitano – non è riuscita a fare lo sgambetto alla sua ex squadra, trovando sulla sua strada un muro e una ricezione praticamente perfetti. È il libero Monica De Gennaro, del resto, a rappresentare la memoria storica di questo ciclo: è l’unica giocatrice presente in tutti i nove scudetti, una leggenda vivente che da tredici stagioni veste la stessa maglia.
Un dominio che riscrive l’albo d’oro, Milano resta a guardare
La vittoria di mercoledì sera ha un sapore particolare anche perché arriva al termine di una stagione non priva di ostacoli, perlomeno rispetto agli standard celestiali delle venete. Dopo aver perso la Supercoppa contro Milano e il Mondiale per Club contro Scandicci, molte voci sussurravano di una possibile fine dell’impero. E invece, le pantere hanno fatto quello che sanno fare meglio: vincere quando conta. Per Milano, quella di stasera è l’ennesima amarezza in una finale: la squadra di Lavarini ha dimostrato carattere, soprattutto nella vittoria esterna di gara 3 (grazie a una prestazione mostruosa di Egonu da 34 punti), ma ancora una volta si è dovuta arrendere alla potenza di fuoco e alla solidità mentale di Conegliano. I parziali raccontano di una squadra, quella meneghina, sempre in scia ma mai realmente in grado di scavalcare la leader.




