Nepal, oltre 900 morti e 4.200 dispersi: la corsa per salvare i 933 operai intrappolati nei tunnel delle dighe

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nel distretto di Nuwakot, in Nepal, le ruspe lavorano ininterrottamente da ore per rimuovere il fango e i detriti che ostruiscono l'accesso al progetto idroelettrico di Trishuli. Le autorità locali e le squadre di soccorso, coadiuvate da personale specializzato giunto da Cina e India, stanno concentrando gli sforzi su circa mezza dozzina di cantieri sommersi dall'acqua dopo il disastro dello scorso mercoledì, quando il crollo di un ghiacciaio himalayano ha scatenato un'immane ondata di piena che ha devastato le valli al confine con il Tibet. La cifra di 903 vittime accertate e 4.247 dispersi, che include 592 cittadini stranieri, aggiornata dall'agenzia nepalese per la gestione delle emergenze, fotografa la portata di una catastrofe che ha sconvolto l'intera regione.

La morsa del fango: operai bloccati sottoterra

La preoccupazione maggiore riguarda ora le centinaia di lavoratori che risultano intrappolati nei tunnel dei progetti idroelettrici, un labirinto di cunicoli e camere sotterranee ora invasi da fango, rocce e detriti. L’Autorità per la gestione delle emergenze ha stimato che almeno 933 operai siano rimasti isolati in circa sei diversi siti, tra cui spiccano le centrali di Trishuli 3A e 3B, nel bacino del fiume che ha subito la piena più violenta.

Il generale di brigata Raja Ram Basnet, portavoce dell'esercito nepalese, ha dichiarato che le operazioni di ricerca e salvataggio sono in corso ininterrottamente, e che una squadra di 90 persone, tra militari, polizia e unità cinofile, è stata mobilitata per tentare di aprire un varco nella coltre di fango che sigilla l'ingresso dei tunnel, sebbene al momento non siano stati ricevuti segnali di vita dall'interno.

"Una quantità enorme di detriti si è accumulata, rendendo l'apertura dei cunicoli una sfida enorme", ha spiegato il portavoce a Reuters, aggiungendo che l'obiettivo primario resta quello di penetrare le barriere per verificare le condizioni degli eventuali sopravvissuti.

La scienza e il soccorso: quando la terra trema

Secondo le ricostruzioni scientifiche effettuate attraverso l'analisi di immagini satellitari, il disastro sarebbe stato innescato dal cedimento del substrato roccioso sotto il ghiacciaio Langtang Lirung, un collasso talmente potente da essere stato registrato come un evento sismico di magnitudo 5.2. La frana ha trascinato a valle un'enorme massa di ghiaccio e pietrame, che percorrendo i ripidi pendii ha innalzato il livello dei fiumi fino a nove metri nel giro di mezz'ora, spazzando via ponti, strade e interi villaggi. La mobilitazione dei soccorsi ha visto l'impiego di quasi 21.000 uomini, tra forze di sicurezza e volontari, che stanno utilizzando macchinari pesanti, idroseparatori e attrezzature di perforazione per creare aperture di ventilazione attraverso le quali immettere ossigeno, e sonde per cercare di localizzare i corpi dei dispersi tra le macerie dei cantieri sommersi. La Croce Rossa ha intanto stimato che il numero di persone direttamente colpite dall'alluvione possa aver superato le 90.000 unità, con comunità intere rimaste isolate dallo slavino di fango che ha devastato l'area settentrionale del Paese.

Un anno dopo il terremoto, una nuova tragedia

La catastrofe in corso richiama alla mente l'aprile del 2015, quando un terremoto di magnitudo 7.8 mise in ginocchio il Nepal himalayano, causando la morte di almeno 8.000 persone. Il villaggio di Langtang, situato a 3.400 metri di altitudine in una valle gemella rispetto a quella devastata dall'attuale ondata di piena, era stato uno dei luoghi più colpiti da quel sisma, e le immagini che arrivano oggi dai distretti di Nuwakot e Rasuwa mostrano uno scenario di devastazione paragonabile, con il fango che ha ricoperto interi insediamenti e le ruspe che faticosamente cercano di ripristinare una parvenza di viabilità.

Il primo ministro nepalese Balendra Shah ha definito l'evento "un disastro naturale senza precedenti e devastante", sottolineando come le avverse condizioni meteorologiche e il terreno impervio stiano ostacolando le operazioni di salvataggio, in una corsa contro il tempo che si annuncia drammatica per le sorti dei 933 operai ancora dispersi nei cunicoli delle centrali elettriche.

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