Influenza, la stagione si prolunga: il virologo spiega il mix di virus

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La percezione di un'influenza particolarmente persistente, che sembra protrarsi oltre i consueti tempi di decorso, non è un'impressione infondata, bensì il riflesso di un quadro epidemiologico complesso, caratterizzato dalla co-circolazione di diversi agenti patogeni. A chiarire le dinamiche di questa fase stagionale, che registra un'avvio intenso e anticipato rispetto ai canoni storici, è il professor Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore sanitario dell'IRCCS Ospedale Galeazzi - Sant'Ambrogio di Milano, il quale distingue con precisione la vera influenza dalle altre sindromi para-influenzali. «La vera influenza», precisa lo specialista, «possiede caratteristiche ben definite: un esordio brusco con febbre elevata, accompagnata da dolori muscolari e articolari, oltre a sintomi respiratori; la sua durata, in assenza di complicanze, si assesta generalmente intorno ai cinque giorni». Tuttavia, è proprio l'insorgere di complicanze batteriche, specialmente nei soggetti più vulnerabili a causa dell'età avanzata o di pregresse condizioni croniche, a poter alterare questo decorso, prolungando la malattia e modificandone la sintomatologia.

Il confine sottile tra virus e batteri

Quello che può apparire come un semplice prolungamento dell'influenza è spesso, in realtà, l'esordio di una sovrainfezione. «Accade», prosegue Pregliasco, «che l'azione virale si esaurisca, lasciando però l'organismo indebolito e suscettibile all'attacco di batteri, come lo pneumococco». In questi casi, dopo un'apparente guarigione, si assiste a un repentino peggioramento delle condizioni del paziente: la tosse, per citare un sintomo emblematico, può trasformarsi da secca a produttiva, segnale che l'infezione batterica ha preso il sopravvento. Questo meccanismo, che allunga artificialmente la durata della malattia percepita, spiega perché molti abbiano la sensazione di non riuscire a debellare completamente i malanni di stagione, trovandosi a fare i conti con ricadute e strascichi che poco hanno a che fare con il virus influenzale in sé.

Uno scenario epidemiologico affollato

A contribuire al fenomeno non è solo l'influenza in senso stretto, ma un vero e proprio corteo di virus respiratori che circolano con vigore in questo periodo. Accanto al classico virus influenzale, infatti, le indagini di sorveglianza segnalano la presenza del Sars-Cov-2, del Virus Respiratorio Sinciziale – particolarmente rilevante nei bambini piccoli – e di una gamma di altri patogeni come Rhinovirus e Adenovirus. Questa concomitanza crea un effetto a cascata: mentre una persona sta superando l'infezione da un virus, può contrarne un altro, sperimentando così una sequenza di sintomi che si susseguono senza soluzione di continuità. I dati confermano un'avvio di stagione vivace, con un'incidenza che in alcune regioni, come le Marche, ha superato i nove casi per mille assistiti, indicando una diffusione capillare e rapida.

La durata reale e la percezione alterata

La domanda sull'effettiva durata dell'influenza trova quindi una risposta articolata. Il virus influenzale vero e proprio mantiene un suo ciclo vitale piuttosto costante nell'organismo; ciò che muta è il contesto in cui agisce, sempre più popolato da antagonisti che ne mimano i sintomi o ne sfruttano l'azione debilitante. La sensazione di un malessere che si protrae oltre il previsto, dunque, non è imputabile a una mutazione del virus dell'influenza che lo renda più tenace, bensì a questo affollato panorama virologico e al rischio di complicanze batteriche. È questo intreccio, talvolta, a generare un decorso clinico più lungo e articolato, che travalica i canonici cinque giorni e confonde la percezione del singolo, il quale fatica a distinguere le diverse fasi infettive.

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