Ivrea, l’ordigno esplode nel silenzio della sera: la Digos cerca il volto dell’incappucciato mentre il palazzo di giustizia mostra tutte le sue falle

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il boato che ha squarciato la quiete di Ivrea, martedì sera intorno alle 21, ha restituito l’immagine di un bersaglio, il Palazzo di giustizia, che risultava esposto quasi per intero. Saranno i nastri delle telecamere di sorveglianza – al momento passati al setaccio dalla Digos e dalla Squadra mobile – a offrire, con ogni probabilità, i primi tasselli concreti per risalire all’autore del gesto: un individlio solitario, incappucciato, avvistato mentre si avvicinava alla recinzione perimetrale con una borsa, estraendo un ordigno (dotato di miccia a lenta combustione) e scagliandolo senza esitazione verso la scala d’ingresso della procura. La dinamica, ricostruita attraverso i primi rilievi, esclude la possibilità di un’esplosione accidentale: le fiamme, divampate nel parcheggio antistante, sono state innescate da una bomba carta o da un petardo di fattura comunque accurata, tale da far propendere gli inquirenti per una matrice tutt’altro che occasionale.

Nessuna pista chiusa, ma l’ombra della vendetta si allunga sulle indagini

Sebbene gli inquirenti non abbiano voluto archiviare alcuna ipotesi – dal gesto di uno squilibrato a un atto dimostrativo fine a se stesso –, la precisione tecnica del congegno sposta inevitabilmente il baricentro delle verifiche verso un’intimidazione ragionata o una ritorsione legata a procedimenti giudiziari specifici. L’attenzione, in queste ore, si concentra sugli armadi della procura eporediese, dove si accumulano fascicoli di non poco conto: dalle richieste di condanna nei confronti di esponenti del movimento No Vax (per atti vandalici consumati tra il 2021 e il 2024) alle delicate inchieste sulla presenza della ‘ndrangheta nel torinese, fino al processo “Echidna” che ha già portato a condanne per appalti e infiltrazioni. Non si esclude, parallelamente, un collegamento con operazioni recenti delle forze dell’ordine, come lo sgombero di un campo nomadi abusivo o il blocco di un rave party; due interventi che potrebbero aver generato un risentimento tale da tradursi in questo gesto dimostrativo.

La struttura inadeguata e il “vizio originale” denunciato dai magistrati

Se la caccia all’attentatore procede attraverso i pixel dei filmati, dall’altra parte è già esplosa una polemica che interroga lo stato di salute della cittadella giudiziaria. La procuratrice generale del Piemonte, Lucia Musti, non ha usato mezzi termini nell’affermare che quanto accaduto rappresenta «la prova evidente della vulnerabilità» di un tribunale che «patisce un vizio originale»: l’inadeguatezza totale delle strutture edilizie. Da anni le toghe denunciano una recinzione troppo bassa (agevolmente scavalcabile) e una vigilanza non operativa h24, criticità che hanno reso l’edificio un bersaglio facile per chiunque voglia avvicinarsi senza essere notato. Una situazione paradossale, se si considera che tra le aule di Ivrea si celebrano processi di massima rilevanza, come quelli legati alla strage di Brandizzo, e che gran parte del personale in servizio è composto da magistrati di prima nomina, esposti in prima linea senza una protezione adeguata.

L’esercito in campo e i primi provvedimenti d’urgenza in prefettura

La risposta delle istituzioni non si è fatta attendere, sebbene in un clima di evidente emergenza. Il prefetto di Torino ha convocato d’urgenza il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, riunendo attorno al tavolo la procuratrice Gabriella Viglione, la presidente del tribunale Antonia Mussa e i vertici delle forze dell’ordine. All’esito della riunione, sono stati varati i primi provvedimenti di somma urgenza per innalzare il livello di protezione degli uffici, mentre la presenza dell’Esercito è stata disposta a presidio dell’area per scongiurare il ripetersi di azioni analoghe. L’ordigno, lo si ribadisce, non ha provocato feriti né danni strutturali di rilievo, limitandosi a generare una densa colonna di fumo e un forte boato che ha allarmato i residenti. Tuttavia, la sua miccia ha acceso i riflettori su una falla ben più ampia di quella nella recinzione: quella della sicurezza quotidiana di chi, ogni giorno, si trova a maneggiare i conflitti più aspri della società.

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