Oaktree e l'Inter, quanto vale il club e il possibile incasso con una quota di minoranza

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Redazione Sport Redazione Sport   -   A Milano, nei corridoi della finanza, il dossier Inter continua a circolare. Investitori privati, in prevalenza stranieri, hanno fatto arrivare segnali di interesse a Oaktree per rilevare una quota di minoranza del club nerazzurro. Nulla di formalizzato, per ora, ma le voci si rincorrono con una certa insistenza. L'ultima in ordine di tempo riguarda un fondo del Qatar, Al Mirqab, family office che gestisce il patrimonio dello sceicco Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani, cugino dell'emiro del Qatar.

La società di Doha non ha risposto alle richieste di commento, mentre dal fondo californiano è arrivato un no comment sui contatti, definiti di natura esplorativa e non ancora riconducibili a una trattativa vera e propria.

Il valore dell'Inter secondo le stime di mercato

La domanda che gli operatori si pongono è semplice: quanto vale oggi l'Inter? Le valutazioni disponibili non convergono in un unico numero. Forbes colloca il club intorno a 1,5 miliardi di euro, debito incluso, mentre Football Benchmark spinge la stima del valore d'impresa fino a 2,1 miliardi. In mezzo si colloca una forchetta ritenuta plausibile dagli analisti, quella tra 1,8 e 2 miliardi, ottenuta applicando al fatturato un multiplo compreso tra 3,5 e 3,9 volte.

Numeri che acquistano peso se rapportati all'esposizione complessiva di Oaktree: il finanziamento non rimborsato dalla famiglia Zhang, scaduto nel 2024, più una ricapitalizzazione da 52 milioni, per un totale di circa 447 milioni di euro. Se si sottraessero i debiti finanziari, pari a circa 385 milioni al 30 giugno 2026, l'equity value indicativo scenderebbe a circa 1,7 miliardi, lasciando intravedere una plusvalenza potenziale che supera abbondantemente il miliardo.

La posizione di Oaktree e il senso di una cessione parziale

Il fondo americano controlla il 99,6% del club dalla primavera del 2024 e non mostra alcuna urgenza di uscire. La soddisfazione per l'andamento dell'investimento è stata ribadita anche attraverso i conti: l'esercizio 2025/26 si è chiuso con un utile netto di 22,7 milioni e ricavi per 518 milioni, il secondo risultato positivo consecutivo e il secondo fatturato più alto nella storia del club.

Il patrimonio netto è tornato positivo per 10,4 milioni, mentre gli oneri finanziari si sono ridotti di circa la metà grazie al rifinanziamento completato alla fine dello scorso anno. In questo quadro, cedere una quota di minoranza non significherebbe perdere il controllo, ma consentirebbe di incassare subito una parte del valore e, soprattutto, di fissare attraverso il prezzo pagato dall'investitore esterno una valutazione concreta della società.

Un'operazione che nella logica di un fondo finanziario non avrebbe nulla di anomalo, pur restando, allo stato attuale, una possibilità non ancora tradotta in atti.

Chi è lo sceicco dietro Al Mirqab

Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani, noto con l'acronimo Hbj, non è un nome nuovo per l'Italia. Sessantasette anni, è stato ministro degli Esteri dal 1992 al 2013 e primo ministro del Qatar dal 2007 al 2013, ricoprendo un ruolo di primo piano anche nella Qatar Investment Authority. Forbes stima il suo patrimonio personale in oltre 5 miliardi di dollari, una parte dei quali gestita proprio attraverso Al Mirqab, veicolo attivo nella finanza, nell'ospitalità di lusso e nel mattone pregiato.

Ad aprile il family office ha rilevato per 1,1 miliardi l'80% del palazzo di via Monte Napoleone 8 a Milano dal gruppo Kering; nei mesi successivi, attraverso Constellation Hotels, ha acquisito Villa Certosa dalla famiglia Berlusconi per una cifra stimata intorno ai 350 milioni. Hbj frequenta Milano con assiduità, anche perché una parte della sua famiglia risiede in città.

L'interesse per l'Inter, del resto, non è un fulmine a ciel sereno: già nel 2023 il figlio Jassim bin Hamad aveva sondato il terreno quando la proprietà cinese di Suning cercava soci, ma la richiesta di 1,2 miliardi avanzata allora fu giudicata troppo elevata e i discorsi si arenarono.

Il nuovo San Siro e l'effetto sui conti

A rendere il club più appetibile concorre un fattore che non compare nei bilanci già chiusi: il progetto del nuovo stadio milanese, portato avanti insieme al Milan. L'acquisto dell'area del Meazza per 197 milioni ha reso più concreto un impianto destinato a generare maggiori introiti da biglietteria, ospitalità e attività commerciali. La presentazione dei rendering è attesa tra la fine di ottobre e l'inizio di novembre, ma la costruzione richiederà investimenti ingenti e nessuno, oggi, può prezzare l'impianto come un'attività già a regime.

È proprio su questo crinale che si gioca la partita della valutazione: chi compra una quota oggi lo fa scontando un valore futuro che dipende anche dai tempi e dai costi dell'opera. Oaktree, dal canto suo, ha davanti a sé la scelta tra monetizzare una parte dell'investimento adesso o accompagnare il club fino alla fase in cui lo stadio sarà operativo, puntando su una rivalutazione ulteriore. Le sirene del Qatar, per ora, restano un rumore di fondo, ma un rumore che dice qualcosa sullo stato di salute percepito del club nerazzurro.

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