L'Inter nel mirino del Qatar: Al Mirqab punta una quota di minoranza, Oaktree non commenta

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Un nuovo pretendente si affaccia sul capitale dell'Inter. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il nome che circola con insistenza negli ambienti finanziari milanesi è quello di Al Mirqab, il family office con sede a Doha che gestisce il patrimonio dello sceicco Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani, noto con l'acronimo di Hbj. L'indiscrezione, rilanciata nelle ultime ore anche da Tuttosport e Il Messaggero, descrive un interesse concreto per una partecipazione di minoranza del club nerazzurro, attualmente controllato al 99,6% dal fondo californiano Oaktree.

Chi è lo sceicco Hbj e perché guarda a Milano

Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani non è un nome nuovo per chi segue gli investimenti immobiliari nel capoluogo lombardo. Ex premier del Qatar e cugino dell'attuale emiro, lo sceicco sessantasettenne frequenta abitualmente Milano, dove risiede una parte della sua famiglia, e ha chiuso nelle scorse settimane operazioni di rilievo assoluto.

Ad aprile Al Mirqab ha rilevato per 1,1 miliardi di euro l'ottanta per cento del palazzo di via Monte Napoleone 8 dal gruppo francese Kering, mentre in estate lo stesso Hbj ha acquistato Villa Certosa dalla famiglia Berlusconi per una cifra stimata intorno ai 350 milioni, attraverso la controllata Constellation Hotels. La passione per gli immobili di pregio e la presenza consolidata nel tessuto economico milanese rappresentano il contesto in cui si inserisce l'interessamento per l'Inter, un club che vale secondo Forbes 1,5 miliardi di euro e secondo Football Benchmark 2,1 miliardi.

Contatti verbali e il nodo della valutazione

I contatti tra Al Mirqab e Oaktree sarebbero per ora solo verbali, confermando la natura esplorativa di un sondaggio che non ha ancora assunto i contorni di una trattativa formale. Dal fondo americano arriva un no comment, ma la possibilità di cedere una quota di minoranza non viene considerata impraticabile.

L'operazione, se andasse in porto, consentirebbe a Oaktree di incassare subito una parte dell'investimento, mantenere saldamente la maggioranza e soprattutto fissare attraverso il prezzo pagato da un investitore esterno una valutazione concreta della società, cristallizzando il valore di un asset che il fondo considera strategico e in crescita. Non ci sarebbe comunque un solo pretendente sul tavolo, elemento che contribuisce a mantenere i margini di negoziazione ampi e i tempi lunghi.

Il nuovo San Siro e i conti in ordine

A rendere l'Inter particolarmente attraente per la finanza del Golfo è soprattutto il progetto del nuovo stadio. L'acquisto dell'area del Meazza insieme al Milan per 197 milioni ha reso concreto un piano che promette introiti aggiuntivi da hospitality, biglietteria e attività commerciali, con il rendering atteso per la fine di ottobre.

I soldi che eventualmente arrivassero dal Qatar andrebbero a finanziare in via prioritaria le prime fasi di costruzione dell'impianto e le opere infrastrutturali, non una campagna acquisti straordinaria sul mercato dei calciatori, anche in virtù dei vincoli di sostenibilità imposti dalla Uefa. Sul fronte dei conti, l'Inter ha chiuso l'ultimo bilancio con un utile di 22,7 milioni di euro, ricavi per 518 milioni e un patrimonio netto tornato positivo per 10,5 milioni, il secondo risultato positivo consecutivo dopo l'era Zhang.

I rapporti tra il club e il Qatar sono peraltro già consolidati dalla partnership commerciale con Qatar Airways, mentre uno dei componenti della famiglia Al Thani viene descritto come un tifoso che vola a San Siro ogni volta che può.

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