Referendum giustizia in Emilia-Romagna: al voto il 22 e 23 marzo, i dettagli del quesito
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Redazione Interno
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Domenica 22 marzo, con orario continuato dalle 7 alle 23, e lunedì 23 marzo, dalle 7 fino alle 15, i cittadini dell’Emilia-Romagna sono chiamati nuovamente a esprimere la propria volontà presso i seggi elettorali. Si tratta, in questo caso, di un referendum costituzionale, una consultazione di portata nazionale che interroga gli italiani sulla riforma dell’ordinamento giudiziario, approvata dal Parlamento e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025. A differenza delle consultazioni abrogative, per le quali è richiesto il raggiungimento del quorum del 50% più uno degli aventi diritto, in questa occasione il legislatore ha stabilito che l’esito sarà valido a prescindere dall’affluenza: la riforma entrerà in vigore se prevarranno i “Sì”, così come resterà inalterata l’attuale impianto costituzionale in caso di vittoria dei “No”. Sul territorio regionale, il dato numerico degli aventi diritto è stato oggetto di attenzione nei giorni scorsi, con una distribuzione provinciale che evidenzia il peso specifico di ciascun territorio.
I numeri del voto in regione e il quesito sulla separazione delle carriere
Il elettorale emiliano-romagnolo chiamato alle urne si compone di oltre tre milioni di persone, una platea che, come sempre, presenta peculiarità legate alla distribuzione geografica e alla composizione demografica. Per quanto riguarda i dati locali, basti pensare che solo a Reggio Emilia gli elettori sono 122.467, di cui 62.953 donne e 59.514 uomini; tra questi, ben 1.262 giovani votano per la prima volta, a testimonianza di un ricambio generazionale che, seppur fisiologico, arricchisce il panorama elettorale. Il quesito, dal canto suo, è unico e di natura confermativa: gli elettori si troveranno davanti una scheda che chiede di approvare o meno il testo di legge costituzionale volto a modificare diversi articoli della Carta fondamentale. Al centro della riforma – oggetto di un intenso dibattito che ha animato le ultime settimane di campagna elettorale – vi è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, un intervento che comporterebbe l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura distinti, uno per le funzioni requirenti e uno per quelle giudicanti, oltre alla creazione di un nuovo Albo disciplinare.
La mobilitazione per il Sì e la controcampagna del No
Le due anime del confronto referendario hanno tenuto alta l’attenzione fino alla vigilia del voto, con iniziative e incontri che hanno attraversato il territorio. A chiudere la campagna per il fronte del Sì, ieri sera, è stato un aperitivo al Borsalino Cafè di piazza Fontanesi: un evento che ha raccolto circa una quarantina di partecipanti, organizzato da esponenti politici del centrodestra, tra cui Alessandro Aragona (consigliere regionale di Fratelli d’Italia), Alessandro Rinaldi (segretario regionale della Lega Giovani), Claudio Bassi (capogruppo di Forza Italia a Reggio) e Giovanni Tarquini (capogruppo di Reggio Civica). Dall’altra parte della barricata, la piazza ha parlato con numeri ben diversi: oltre trecento persone si sono radunate in piazza Prampolini per ascoltare il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che insieme al rettore dell’Università per stranieri di Siena, Tomaso Montanari, ha animato l’evento conclusivo del comitato provinciale per il No, sul palco con loro anche il sindaco di Reggio, Marco Massari. Landini, intervenuto di fronte a una folla attenta, ha sottolineato il momento storico, parlando di una “crisi evidente” e della necessità di praticare la democrazia per opporsi a quella che, a suo avviso, rappresenta una modifica sostanziale dei principi fondanti della Costituzione.
Il profilo degli elettori reggiani tra nuovi ingressi e memoria storica
Un’analisi più circoscritta al territorio reggiano offre uno spaccato interessante del bacino di votanti. Dei 122.467 reggiani chiamati a esprimere la propria preferenza, la componente femminile risulta leggermente prevalente, con 62.953 donne contro 59.514 uomini. Un dato che acquisisce rilievo se si considera che, tra i nuovi elettori che si affacciano per la prima volta al voto (1.262 persone), le ragazze sono 613 e i ragazzi 649, segno di una sostanziale parità nella composizione delle nuove leve. Ma se da un lato c’è chi si appresta a timbrare per la prima volta la scheda, dall’altro spicca la figura dell’elettore più longevo, un uomo nato il 26 dicembre 1918: una presenza che attraversa un secolo di storia repubblicana e che si accinge a partecipare a una delle consultazioni costituzionali più discusse degli ultimi anni.
Le procedure di voto e le ultime indicazioni per gli elettori
Per poter esercitare il proprio diritto, i cittadini dovranno presentarsi al seggio muniti di un valido documento di identità e della tessera elettorale, un accoppiata imprescindibile per l’ammissione al voto. L’articolazione degli orari, che prevede la chiusura anticipata nella giornata di lunedì alle 15, impone una pianificazione attenta, soprattutto per coloro che intendono recarsi alle urne nell’ultima giornata utile. Sebbene non sia previsto il quorum, come accade per i referendum abrogativi, la portata della modifica costituzionale in ballo – che ridisegna l’assetto della magistratura, separandone le funzioni e modificando i meccanismi di autogoverno – ha mobilitato le forze politiche e sociali in un confronto serrato fino alle ultime ore consentite dalla legge. L’attenzione ora si sposta sulle operazioni di spoglio, che prenderanno il via subito dopo la chiusura dei seggi di lunedì, per dare conto di una scelta che riguarda il cuore stesso del sistema giudiziario italiano.




