Il referendum sulla giustizia si avvicina tra quesito riscritto e seggi da allestire

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mancano ormai poche settimane all’appuntamento con le urne, e la macchina organizzativa dei Comuni italiani è già in moto per gestire i dettagli, talvolta complessi, che una consultazione popolare di questa portata inevitabilmente comporta. Gli elettori sono chiamati a esprimersi il 22 e 23 marzo 2026, con i seggi aperti domenica dalle 7 alle 23 e lunedì fino alle 15, per confermare o respingere una legge costituzionale di riforma dell’ordinamento giudiziario. Il testo, che tocca punti nevralgici come la separazione delle carriere e l’istituzione di una Corte disciplinare autonoma, è stato oggetto di un iter parlamentare che, non avendo raggiunto la maggioranza dei due terzi, ha reso necessario il ricorso alla volontà popolare, come previsto dall’articolo 138 della Costituzione.

Proprio la formulazione del quesito, un aspetto che potrebbe sembrare meramente tecnico, ha vissuto una vicenda procedurale tutt’altro scontata. La richiesta di referendum, inizialmente partita da alcuni parlamentari, è stata infatti seguita da una raccolta firme popolare che ha portato al deposito di oltre cinquecentoquarantamila sottoscrizioni. La Cassazione, chiamata a pronunciarsi, ha dovuto districarsi tra i tempi stretti e le diverse richieste, arrivando a una decisione inedita: ammettere la richiesta popolare e, di conseguenza, riformulare il quesito per renderlo più preciso, includendo nel testo il riferimento agli specifici articoli della Costituzione oggetto della revisione. Per evitare lo slittamento del voto, con tutte le complicazioni che ne sarebbero derivate, il governo ha optato per una “precisazione” del quesito originario, consentendo così di mantenere il calendario fissato e di procedere con la stampa delle schede elettorali, sulle quali comparirà quindi questa versione più dettagliata.

Scuole chiuse in molti Comuni per l’allestimento dei seggi

Sul piano prettamente operativo, le amministrazioni locali stanno definendo gli ultimi adempimenti, a partire dalla sistemazione dei seggi elettorali. Come accade tradizionalmente, la maggior parte dei seggi viene allestita negli edifici scolastici, una scelta logistica che comporta la temporanea sospensione delle lezioni. Il Comune di Siena, per esempio, ha già firmato un’ordinanza che dispone la chiusura di tre scuole dell’infanzia: la “Agnoletti”, la “Baldovina Vestri” e il “Raggio di Sole”. Le attività didattiche in questi plessi si fermeranno dal pomeriggio di venerdì 20 marzo fino all’intera giornata di martedì 24, per consentire l’allestimento delle cabine, lo svolgimento del voto e le successive operazioni di pulizia e sanificazione dei locali.

Provvedimenti analoghi, seppur con tempistiche che possono variare leggermente da città a città, sono attesi in tutti i comuni dove gli istituti scolastici sono stati individuati come sede di seggio. Non si tratta di una chiusura generalizzata su tutto il territorio nazionale, ma di una misura mirata che riguarda esclusivamente le strutture effettivamente utilizzate; in alcuni casi, la sospensione potrebbe interessare solo i plessi di proprietà comunale, come le scuole dell’infanzia e primarie, mentre gli istituti superiori, gestiti dalle Province, potrebbero restare regolarmente aperti, salvo diverse decisioni locali.

Le regole per il voto: nessun quorum e modalità speciali

Per quanto riguarda le modalità di espressione del voto, la caratteristica principale di questo referendum è l’assenza di un quorum strutturale. Trattandosi di una conferma di legge costituzionale, il testo sarà approvato se otterrà la maggioranza dei voti validi, indipendentemente dal numero di elettori che si recheranno alle urne. Sulle schede, gli elettori troveranno il quesito già riformulato e due sole caselle, quelle del “Sì” e del “No”.

Per alcune categorie di cittadini, sono previste procedure specifiche. Gli elettori che si trovano temporaneamente all’estero per motivi di lavoro, studio o cure mediche, e che rispettano il requisito dei tre mesi, hanno potuto richiedere entro lo scorso 18 febbraio di votare per corrispondenza, una possibilità estesa anche ai familiari conviventi. Chi, invece, è affetto da gravissime infermità che rendono impossibile l’allontanamento dal proprio domicilio, può ancora presentare domanda per il voto a casa, purché l’istanza pervenga al proprio comune di residenza entro il 2 marzo, corredata della necessaria certificazione medica rilasciata dalla ASL. Una volta superata questa data, non resterà che attendere l’apertura dei seggi, sperando che la precisazione del quesito abbia chiarito, e non ulteriormente complicato, la scelta di chi è chiamato a decidere.

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