Referendum, contratti precari senza causale: cosa dice il terzo quesito
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il terzo quesito referendario, che sarà sottoposto agli elettori l’8 e 9 giugno, punta a modificare le regole sui contratti a tempo determinato, reintroducendo l’obbligo di specificare una motivazione valida per ricorrere a questo tipo di assunzione anziché a un rapporto a tempo indeterminato. Attualmente, infatti, è possibile stipulare contratti fino a 12 mesi senza doverne giustificare la natura temporanea, una deroga introdotta nel 2015 con il Jobs Act del governo Renzi e poi parzialmente ridimensionata nel 2018 dal decreto Dignità del governo Conte.
L’obiettivo dichiarato dai promotori del referendum – tra cui spicca la Cgil, con il segretario Maurizio Landini in prima linea – è quello di "arginare il precariato", garantendo maggiore stabilità a chi entra nel mercato del lavoro. «Man mano che le persone comprendono le ragioni di questa consultazione, la partecipazione cresce», ha sottolineato Landini, impegnato in una campagna fatta di assemblee e comizi per spiegare i contenuti dei quesiti. Se il sì dovesse prevalere, il cambiamento riguarderebbe milioni di lavoratori, costringendo le aziende a fornire una giustificazione ogni volta che optano per un contratto a termine.
Non mancano, tuttavia, le voci critiche. Elsa Fornero, già ministra del Lavoro, pur ribadendo l’importanza di esercitare il diritto di voto, ha espresso dubbi sull’efficacia concreta di queste proposte: «Nonostante gli obiettivi condivisibili, i referendum rischiano di non considerare appieno le ricadute negative sull’economia». Una posizione che riflette le preoccupazioni di chi teme un irrigidimento del mercato del lavoro, con possibili ripercussioni sulle assunzioni, soprattutto nelle piccole e medie imprese.
Intanto, la mobilitazione pro-referendum si allarga, trovando sostegno in personalità del mondo della cultura e nelle dichiarazioni della Cei, che ha spinto per un’ampia partecipazione al voto. Se il quorum verrà raggiunto e il sì avrà la meglio, oltre alla reintroduzione delle causali per i contratti a termine, verranno riviste anche le norme sui licenziamenti illegittimi, con la possibilità di reintegra nelle grandi aziende e l’eliminazione del tetto massimo di sei mensilità di indennizzo per i dipendenti delle piccole imprese.




