Referendum, contratti precari e indennità di licenziamento: cosa cambia con i quesiti
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Redazione Interno
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Il terzo quesito referendario, che si voterà l’8 e 9 giugno, punta a modificare le regole sui contratti a tempo determinato, reintroducendo l’obbligo di specificare una causale per quelli fino a 12 mesi. Una misura che, se approvata, segnerebbe un’inversione di tendenza rispetto alla riforma del 2015, quando il Jobs act – voluto dall’allora governo Renzi – aveva eliminato tale vincolo, salvo poi vederlo parzialmente ripristinato tre anni dopo con il decreto Dignità del primo esecutivo Conte. L’obiettivo dichiarato è ridurre il precariato, garantendo maggiore stabilità ai lavoratori, ma la questione divide: c’è chi teme un irrigidimento del mercato e chi, invece, lo considera un passo necessario per limitare gli abusi.
Intanto, la sindaca di Bergamo, Elena Carnevali (Pd), ha annunciato che parteciperà alla consultazione, definendola «un esercizio di democrazia». «I referendum invitano i cittadini a esprimersi su temi concreti», ha sottolineato, riferendosi non solo al quesito sul lavoro ma anche a quello che propone di ridurre da 10 a 5 anni il periodo di residenza necessario per ottenere la cittadinanza italiana. Una modifica che riguarderebbe migliaia di persone già integrate nel tessuto sociale ed economico del Paese.
Sulla stessa linea si è espressa anche la Cei, che pur evitando di indicare una preferenza, ha esortato a votare, definendo l’astensione «una forma di impotenza deliberata». Un messaggio chiaro, quello dei vescovi, che invita a non disertare le urne in un momento in cui la partecipazione democratica appare sempre più fragile.
Non meno rilevante è il secondo quesito, che affronta il tema dell’indennità per licenziamento illegittimo nelle aziende con meno di 15 dipendenti. Oggi il risarcimento è limitato a un massimo di 6 mensilità, una soglia che i promotori del referendum vorrebbero abolire, allineandola a quella prevista per le imprese più grandi. Un cambiamento che, se passasse, avrebbe un impatto significativo: le piccole realtà rappresentano infatti oltre il 93% del sistema produttivo italiano, coinvolgendo milioni di lavoratori.




