Kranjska Gora, il fantasma di Bormio e un successo che vale doppio: McGrath vince lo slalom, l’Italia è lontana

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è un’immagine, impressa nella memoria collettiva degli appassionati, che ritorna sempre quando Atle Lie McGrath si ritrova in testa dopo una prima manche. È quella di un ragazzo che fugge nel bosco, a Bormio, durante i Giochi di Milano-Cortina, con le lacrime a congelargli le guance dopo un’inforcata che gli aveva spezzato il sogno. Ebbene, sulla neve slovena di Kranjska Gora, il regista per un attimo ha giocato a quel gioco crudele, andando a cercare con la telecamera gli alberi ai margini del tracciato pochi istanti prima della sua partenza. Un bullismo televisivo, una suggestione, al quale McGrath ha risposto con un sorriso e uno scuotere la testa, quasi a voler esorcizzare quel demone. Poi è sceso giù, e l’ha fatto con la velocità e la precisione di chi ha imparato a convivere con i propri fantasmi, chiudendo la prima frazione in 48"23, diciassette centesimi meglio dell’amico fraterno Lucas Pinheiro Braathen, quel brasiliano con l’anima norvegese con il quale ha condiviso camere e sogni. la seconda manche, quella che a Bormio gli aveva giocato il tiro mancino, oggi è stata invece la scena della sua consacrazione. Una prova, quella decisiva, che ha visto lo svedese Fabio Gstrein disegnare il miglior tempo parziale, mettendo pressione a tutti quelli che sarebbero scesi dopo di lui. La risposta di McGrath, partito con il pettorale rosso di leader, è stata una prova di maturità tecnica e nervi saldi. Ha gestito, certo, ma ha anche spinto quando serviva, limando quei millesimi che alla fine si sono rivelati decisivi. La lotta per la vittoria si è consumata in una manciata di centesimi, un battito di ciglia, un nulla: il suo tempo complessivo di 1:42.12 ha preceduto per un solo centesimo il connazionale Henrik Kristoffersen, autore di una seconda manche da manuale che gli ha fatto guadagnare posizioni su posizioni. Terzo, a soli quattro centesimi dalla vetta, quel Lucas Pinheiro Braathen che ieri aveva incantato in gigante e che oggi si conferma una realtà solida e continua dello sci mondiale, un vero e proprio purosangue capace di lottare con i norvegesi doc.

La rimonta di Kristoffersen e il sogno svanito di Marchant

Se la vittoria di McGrath ha il sapore della vendetta personale su un destino avverso, la prestazione di Henrik Kristoffersen profuma invece di vecchia scuola e di orgoglio. Partito con un ritardo di cinquantasei centesimi dalla vetta, il fuoriclasse norvegese ha disputato una seconda manche assassina, rosicchiando terreno metro dopo metro con una linea pulita e aggressiva. Il suo secondo posto, centrato per l’appunto con un distacco irrisorio, dimostra come la sua esperienza possa ancora fare la differenza in una specialità che non perdona errori o cali di tensione. Alle loro spalle, ma con la consapevolezza di aver accarezzato un sogno, c’è il belga Armand Marchant. Partito con il numero venticinque, era stato la vera sorpresa della prima manche con un eccellente terzo tempo. Nella seconda, quando i parziali lo davano in piena lotta per un podio pesante, un’inforcata a pochi porte dal traguardo gli ha sbarrato la strada, restituendolo alla realtà di una classifica che lo vede scivolare lontano.

L’Italia delude ancora: Vinatzer e gli azzurri fuori dalla lotta

Mentre la Norvegia e il Brasile di Braathen si giocano la coppa di specialità sul filo dei centesimi, la spedizione azzurra esce dalla Podkoren con l’amaro in bocca e zero soddisfazioni. La prestazione degli slalomisti italiani è stata, ancora una volta, al di sotto delle aspettative, confermando un trend negativo che ormai si protrae da diverso tempo. Il migliore, se così si può definire, è stato Tommaso Sala, che ha chiuso in ventiseiesima posizione. Alle sue spalle, Tommaso Saccardi ha ottenuto il ventisettesimo tempo. La delusione più grande, però, porta il nome di Alex Vinatzer. Dopo una prima manche chiusa in dodicesima posizione che lasciava intravedere qualche spiraglio di luce, il giovane altoatesino ha affrontato la seconda run con il piglio giusto, quello di chi vuole attaccare e recuperare. E invece, nel tentativo di spingere al massimo, sono arrivati errori grossolani che lo hanno fatto sprofondare al ventottesimo posto finale, con un distacco pesante (+1.74) che fotografa senza sconti una crisi tecnica e mentale del reparto.

L’urlo di Perathoner: un oro paralimpico che illumina Cortina

Se lo sci alpino maschile fatica a trovare ragioni di entusiasmo, a colorare di azzurro la domenica ci ha pensato Emanuel Perathoner. Sulla neve di Cortina d’Ampezzo, teatro delle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026, il 39enne altoatesino ha scritto una pagina di sport e di vita straordinaria. Perathoner ha vinto la medaglia d’oro nello snowboard cross, categoria SB-LL2, regalando all’Italia il primo, preziosissimo alloro di questi Giochi. La sua è stata una finale dominata dall’inizio alla fine: uscito dallo start davanti a tutti, ha incrementato metro dopo metro il vantaggio sui rivali, chiudendo con un margine ampissimo sull’australiano Ben Tudhope e sul coreano Jehyuk Lee, rispettivamente argento e bronzo. Una prestazione maestosa, che assume contorni epici se si ripercorre la sua storia. Ex olimpionico a Sochi 2014 e Pyeongchang 2018, Perathoner ha visto la sua carriera stravolgersi da un gravissimo infortunio al ginocchio sinistro nel 2021. Quattro interventi chirurgici e l’impianto di una protesi non hanno spento la sua voglia di gareggiare. Si è reinventato, è passato al parasnowboard, e in meno di cinque anni è diventato una leggenda di questa disciplina. Il suo oro, il primo di questa edizione, non è solo una medaglia, ma la sintesi perfetta di resilienza, talento e determinazione.

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