Antartide, il continente che cambia: dal declino dei ghiacci all’instabilità dell’atmosfera
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Per decenni, il ghiaccio marino che circonda l’Antartide ha mostrato un’inspiegabile tendenza all’espansione, quasi a voler smentire i timori legati al riscaldamento globale. Tuttavia, il recente e rapido declino di questa massa glaciale – un fenomeno che ha colto di sorpresa molti esperti – trova ora una spiegazione scientifica precisa nelle profondità oceaniche. A rivelarlo è uno studio guidato da Earle A. Wilson della Stanford University, condotto insieme a Lexi Arlen ed Ethan C. Campbell dell’University of Washington e pubblicato sulle pagine dei Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS). Secondo questa ricerca, il collasso superficiale non è altro che la conseguenza visibile di un processo sommerso: il rilascio, favorito da cambiamenti nella stratificazione delle acque e nella direzione dei venti, di quel calore che per anni era rimasto intrappolato negli oceani profondi. Insomma, come se il continente ghiacciato avesse iniziato a “sudare” calore da sotto, scardinando un equilibrio che sembrava destinato a durare.
Una macchina del tempo sotto i ghiacci
Se il presente dell’Antartide preoccupa, il suo passato – custodito gelosamente sotto la calotta – offre prospettive altrettanto inquietanti. Un team internazionale, guidato da *Earth Sciences New Zealand*, dalla Victoria University di Wellington e da *Antarctica New Zealand*, ha infatti realizzato una perforazione da record: 523 metri di ghiaccio e, cosa ancora più straordinaria, 228 metri di roccia e fango antichi prelevati presso la *Crary Ice Rise* sulla barriera di Ross. Questa carota di sedimenti, la più profonda mai estratta sotto la calotta occidentale, racconta un’epoca in cui, al posto dell’attuale distesa gelida, c’era un oceano aperto. Un viaggio indietro nel tempo di circa 23 milioni di anni, che ha restituito frammenti di conchiglie e resti di organismi marini. La posta in gioco è altissima, se si considera che la calotta dell’Antartide occidentale contiene da sola un quantitativo di ghiaccio sufficiente a far innalzare il livello globale del mare di quattro o cinque metri, una minaccia concreta per le coste di tutto il pianeta.
Quando il riscaldamento cambia l’aria che respira il mondo
Le ripercussioni di ciò che accade al Polo Sud, però, non si limitano all’innalzamento delle acque. Un altro studio, coordinato dall’ENEA insieme a un team internazionale, sposta l’attenzione sull’atmosfera, dimostrando come il riscaldamento dell’Antartide stia alterando la circolazione globale non più solo a livello locale, ma sistemico. Il laboratorio a cielo aperto di questa trasformazione è la Penisola Antartica, una delle aree del pianeta che si stanno riscaldando più rapidamente. L’analisi, che ha preso in esame i cambiamenti a partire dal 1950, evidenzia una progressiva riduzione della stabilità atmosferica nei primi chilometri sopra il suolo. In pratica, l’aria sopra la penisola è diventata più “reattiva”: si muove verticalmente con maggiore facilità, favorendo la generazione di onde di gravità atmosferiche. Queste onde – invisibili a occhio nudo – agiscono come una sorta di cinghia di trasmissione, trasportando energia e quantità di moto dalla bassa atmosfera fino alla stratosfera, influenzando il vortice polare e, di conseguenza, i regimi delle piogge e delle tempeste anche a latitudini lontanissime.
Il centro di comando fuori controllo
Perché tutto questo dovrebbe riguardare la vita di ognuno di noi? La risposta, come avvertono gli scienziati del *British Antarctic Survey*, risiede nel ruolo di “regolatore” che l’Antartide esercita sul clima terrestre. Lontana e apparentemente intoccabile, la calotta polare è in realtà uno dei principali ingranaggi della macchina climatica. Le ricerche più recenti mostrano che questi cambiamenti – dalla perdita di ghiaccio all’alterazione dei flussi atmosferici – stanno avvenendo a un ritmo molto più sostenuto rispetto alle previsioni. Se verranno superate alcune soglie critiche, gli scenari che si aprono sono drammatici: da un lato, l’innalzamento del livello del mare potrebbe superare i dieci metri nei prossimi secoli, ridisegnando le carte geografiche del pianeta; dall’altro, le modifiche profonde nella circolazione atmosferica potrebbero destabilizzare ulteriormente il meteo, rendendo siccità e tempeste sempre più estreme e frequenti in molte regioni del mondo. Un futuro, insomma, che si sta già scrivendo sotto i nostri piedi e sopra le nostre teste, nei silenzi gelidi dell’estremo sud.




