Droni su Lipsia e base militare tedesca: Mosca parla di provocazione

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'allarme per i cieli tedeschi non si è esaurito con l'incidente all'aeroporto di Lipsia/Halle. A poche ore di distanza, nella notte tra giovedì e venerdì, sono stati avvistati altri due droni, questa volta nei pressi di una base militare a Mechernich, nel Nordreno-Westfalia, dove hanno sede un importante deposito di armi e pezzi di ricambio oltre a officine per la riparazione dei sistemi di difesa aerea Patriot.

La conferma è arrivata da una portavoce del comando operativo della Bundeswehr, che ha fatto sapere come le indagini siano state successivamente trasferite alla polizia locale di Euskirchen.

Secondo quanto riportato dalla Süddeutsche Zeitung, che cita un rapporto riservato delle forze dell'ordine, sarebbero stati sei i voli documentati dal personale di una società di sicurezza privata tra giovedì sera e venerdì mattina, con gli agenti arrivati sul posto che hanno avvistato un grande drone, sospettato essere un modello Fly-380 VTOL in grado di raggiungere i 150 km/h con un'autonomia di circa 400 chilometri.

La risposta dell'ambasciata russa e l'accusa a Kiev

Sul fronte politico-diplomatico, la reazione di Mosca non si è fatta attendere, con l'ambasciata russa a Berlino che ha bollato l'intera vicenda del drone di Lipsia come una "provocazione orchestrata in fretta e furia". In un commento pubblicato sul canale Telegram della missione diplomatica, si legge che questa sarebbe funzionale esclusivamente "agli obiettivi di Kiev e dell'ala militarista della classe politica europea".

La nota prosegue con un attacco diretto all'Ucraina, accusata di avere un disperato bisogno di armi e di non avere argomenti validi per giustificare le richieste di aiuto, e definisce gli "attacchi ibridi" di Mosca come inesistenti, ribaltando l'accusa contro i politici tedeschi che, a detta dell'ambasciata, tramerebbero per una guerra con la Russia.

La missione diplomatica ha espresso preoccupazione per quella che definisce una "nuova ondata di isteria anti-russa" e ha sottolineato come le accuse contro la Russia si baserebbero su una totale assenza di prove, paragonando l'accaduto a precedenti "indagini" dai risultati altrettanto infondati.

La posizione del governo tedesco e la minaccia ibrida

Le autorità di Berlino, pur senza additare pubblicamente un responsabile specifico, hanno assunto un tono ben diverso, con il ministro dell'Interno Alexander Dobrindt che ha parlato di un "attacco ibrido" e di un "nuovo livello di minaccia". La prudenza del governo, se da un lato è giustificata dalla mancanza di prove certe che renderebbero difficile un'accusa formale dal punto di vista giuridico, dall'altro riflette il timore di innescare un confronto diretto all'interno della Nato sull'eventuale applicazione dell'articolo 4 del Trattato Atlantico.

L'episodio di Lipsia, dove un drone carico di esplosivo è stato rinvenuto vicino a un aereo cargo ucraino Antonov, si inserisce in un contesto di crescenti tensioni e di una serie di episodi che hanno coinvolto interessi tedeschi, come il cargo Emil colpito nel Mar Nero o la distruzione di magazzini di aziende come Bosch e Liqui Moly in Ucraina.

Il ministro dell'Interno, rientrato in Germania per seguire la vicenda, ha incontrato i vertici delle forze di polizia e di sicurezza mentre il Consiglio di Sicurezza Nazionale della Cancelleria si riuniva per discutere l'accaduto.

L'analisi dell'esperto Mark Galeotti

Per comprendere la portata di questi eventi, la RSI ha interpellato Mark Galeotti, storico britannico e massimo esperto di sicurezza russa, il quale ha offerto un'interpretazione lucida delle dinamiche in corso. Pur non potendo attribuire con certezza al Cremlino l'operazione di Lipsia, Galeotti ha definito l'episodio un "chiaro avvertimento" da parte di Mosca per far capire agli europei, fornitori di armi e intelligence a Kiev, che il conflitto sta arrivando anche a casa loro.

Lo studioso ha spiegato come la Russia, di fronte all'esasperazione per il sostegno occidentale all'Ucraina, stia cercando di alzare la posta in gioco con operazioni che restano al di sotto della soglia di un conflitto armato tradizionale, come i sabotaggi e gli attacchi informatici, e che l'episodio di Lipsia rappresenterebbe un'escalation in questa strategia di guerra ibrida.

Se da un lato queste provocazioni quasi non costano nulla a Mosca, dall'altro mettono a dura prova la coesione politica europea e la capacità di difesa, come dimostrato dalle difficoltà della Germania nel contrastare la nuova minaccia dei droni.

La sfida della difesa aerea tedesca

Proprio la vulnerabilità mostrata dalle infrastrutture critiche tedesche ha riacceso il dibattito politico a Berlino, con l'opposizione che accusa il ministro Dobrindt di non avere ancora creato un quadro normativo chiaro e una struttura di difesa efficace contro i droni. Il portavoce per gli affari interni dei Verdi, Marcel Emmerich, ha parlato di un "caos di competenze" tra più di 40 autorità coinvolte nella sicurezza aerea come un "rischio per la sicurezza" e un "grave fallimento" del ministro.

Anche l'amministratore delegato di Rheinmetall, Armin Papperger, ha sollecitato maggiori sforzi per proteggere le infrastrutture, sottolineando che la tecnologia per farlo esiste ma che è necessario definire con urgenza gli obiettivi da proteggere e i mezzi per farlo, mentre il numero di avvistamenti di droni non identificati nei cieli tedeschi è in costante aumento.

La rilevanza strategica dell'aeroporto di Lipsia-Halle, snodo cruciale per il traffico cargo e per la logistica della Nato, rende la questione ancora più pressante per la sicurezza nazionale tedesca ed europea.

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