Appello globale per fermare la superintelligenza: oltre 37.000 firme per una moratoria
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Scienza e Tecnologia
-
Mentre il dibattito pubblico sull'intelligenza artificiale si concentra spesso sulle sue applicazioni più immediate e commerciali, un coro di voci autorevoli, che ha ormai superato le trentasettemila unità, sta lanciando un monito di una gravità senza precedenti, chiedendo con urgenza di arrestare lo sviluppo di quelle entità conosciute come superintelligenze. L'iniziativa, che si concretizza in una dichiarazione dai toni perentori, non proviene da frange marginali o catastrofiste ma vede invece la partecipazione di alcuni dei nomi più illustri nel campo della ricerca informatica e non solo, i quali, consapevoli della portata rivoluzionaria delle proprie creazioni, ne invocano oggi una sospensione cautelativa. La richiesta, che si articola in due punti fondamentali, è quella di un divieto categorico, da considerarsi irrevocabile fino al soddisfacimento di condizioni ben precise, le quali appaiono, allo stato attuale, piuttosto lontane dall'essere realizzate.
Le condizioni per uno sviluppo etico
I firmatari, tra i quali spiccano figure del calibro di Geoffrey Hinton e Yoshua Bengio, spesso indicati come veri e propri padri fondatori dell'IA moderna, nonché il premio Nobel per l'Economia Daron Acemoglu, pongono l'accento sulla necessità di un duplice consenso, sia di natura tecnico-scientifica che sociale. Da un lato, infatti, si esige che la comunità di ricerca raggiunga un ampio e solido accordo circa la sicurezza intrinseca e la controllabilità di tali sistemi, un traguardo che, va detto, sembra ancora un orizzonte lontano data la complessità e l'imprevedibilità di un'intelligenza che superi di gran lunga le capacità umane. Dall'altro, si richiede un sostegno altrettanto forte e consapevole da parte dell'opinione pubblica, la quale, sebbene utilizzi quotidianamente strumenti basati sull'IA per le attività più disparate, dalla stesura di testi alla gestione domestica, raramente viene coinvolta in decisioni di tale portata.
L'evoluzione di una tecnologia pervasiva
Per comprendere la radicalità di questa presa di posizione, è utile ripercorrere, seppur brevemente, la traiettoria che ha portato l'intelligenza artificiale a infiltrarsi in ogni aspetto della vita quotidiana. Da quando il termine fu coniato, le macchine hanno imparato a svolgere compiti sempre più sofisticati, evolvendosi da semplici avversari nei videogiochi a strumenti fondamentali per le strategie di vendita, fino a divenire assistenti vocali in grado di gestire l'illuminazione domestica, selezionare brani musicali o fornire indicazioni stradali. La sua applicazione si è poi estesa a settori delicati come la sicurezza, attraverso il riconoscimento facciale, e la protezione delle infrastrutture critiche dagli attacchi informatici, una progressione che, se da un lato ha semplificato molti processi, dall'altro ha creato una dipendenza e un'esposizione a vulnerabilità di cui forse non si è ancora pienamente compresa la portata.
Tra opportunità e rischi sconosciuti
L'allarme lanciato dagli esperti, pertanto, non nasce da un rifiuto pregiudiziale del progresso tecnologico, bensì da una lucida valutazione dei pericoli associati a un balzo in avanti che potrebbe rivelarsi incontrollabile. La stessa facilità con cui ormai si delegano all'IA decisioni personali e delicate – c'è chi la utilizza per scrivere lettere d'amore o per analizzare lo stato di una relazione sentimentale – dimostra un livello di fiducia che forse precede la piena comprensione delle conseguenze. La proposta di una moratoria, dunque, rappresenta un tentativo di introdurre un principio di precauzione in un campo che ha finora privilegiato la velocità di innovazione, cercando di istituire dei paletti ben definiti prima che gli sviluppi tecnologici superino, come temono in molti, la capacità umana di governarli.




