Israele bombarda il sud del Libano, tra le vittime anche due neonati

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La già fragile tregua in Libano è ormai nuovamente al collasso. Nelle prime ore di oggi, lunedì 7 settembre, una serie di violenti raid aerei condotti dalle Forze di difesa israeliane (Idf) ha devastato il villaggio di Kfar Remman, situato nel distretto meridionale di Nabatiyeh e già preso d'assalto nei giorni scorsi. Il bilancio provvisorio di questa ennesima escalation è drammatico: secondo le fonti ufficiali, si contano almeno undici vittime e numerosi feriti, con un pesante coinvolgimento di civili e di personale medico-sanitario.

La dinamica degli attacchi e le vittime

Secondo quanto riferito dal Ministero della Salute libanese e dall'agenzia di stampa nazionale Nna, l'aviazione israeliana ha sferrato due attacchi distinti nel cuore del centro abitato. Il primo raid ha completamente distrutto un edificio residenziale di tre piani, uccidendo nove persone che vi si trovavano all'interno e ferendone altre cinque; tra le vittime, in particolare, figurano due neonati, un dato che ha scosso profondamente la popolazione locale.

Le squadre di emergenza, intervenute prontamente sul posto per soccorrere i superstiti e recuperare i corpi rimasti sotto le macerie, hanno poi dovuto fare i conti con un secondo attacco. Un drone israeliano, infatti, ha centrato in pieno un'autovettura in transito nelle vicinanze, uccidendo due paramedici che appartenevano all'Associazione scoutistica islamica Risala, un'organizzazione di soccorso affiliata al partito sciita Amal.

L'offensiva dell'Idf non si è fermata a Kfar Remman; bombardamenti hanno colpito anche le vicine località di Arab Salim, Nabatiyeh al-Fawqa e Deir al-Zahrani, dove un altro immobile è stato rasato al suolo.

La reazione della popolazione e il contesto della tregua

La popolazione locale, già provata da mesi di conflitto, vive ora nell'ansia e nella rabbia. "Vivevamo in costante ansia per i bombardamenti alla periferia, ma ora hanno colpito il cuore della nostra città e non abbiamo potuto fare niente", ha dichiarato un residente di Kfar Remman, Fouad Chakaron, davanti ai resti della palazzina. Il sindaco del villaggio, Abdullah Farhat, ha parlato apertamente di "un massacro nel pieno senso della parola", denunciando l'impotenza della politica di fronte al prezzo pagato dai civili sul campo.

L'azione militare israeliana giunge pochi giorni dopo la dichiarazione dell'Idf di aver assunto il "controllo operativo" della collina strategica di Ali Taher, un'altura cruciale che domina l'intera area e le principali vie d'accesso alla città di Nabatiyeh.

I comandi israeliani hanno giustificato la nuova ondata di raid definendola una rappresaglia necessaria a seguito del lancio di due droni d'attacco da parte dei militanti di Hezbollah contro le truppe di Tel Aviv posizionate nella zona di sicurezza; i droni, come riferito dalle Idf, sono stati abbattuti senza provocare feriti, ma l'episodio è stato considerato una palese violazione del cessate il fuoco.

Un accordo ormai fallito

L'accordo quadro mediato dagli Stati Uniti lo scorso giugno, che prevedeva il progressivo ritiro israeliano in cambio del disarmo di Hezbollah a nord del fiume Litani, appare ormai lettera morta. Hezbollah rifiuta di cedere le armi e Israele pone il disarmo totale dell'intero Paese come condizione vincolante per fermare i bombardamenti. L'Idf aveva ordinato alla popolazione di lasciare specifiche aree in vista di attacchi contro le infrastrutture del gruppo sciita, annunciando di aver preso di mira una "struttura terroristica di Hezbollah".

La nuova equazione sul tavolo negoziale prevede che Israele continui, nonostante il cessate il fuoco formale, a "occuparsi" del sud del Libano, distruggendo ogni tipo d'infrastruttura e facendo terra bruciata. Il drammatico bilancio delle vittime in Libano dall'inizio dell'offensiva israeliana del 2 marzo scorso continua a salire: secondo il centro operativo d'Emergenza del ministero della Salute libanese, sono almeno 4.362 le persone uccise e quasi 12.378 quelle ferite nel Paese dei cedri.

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