Frankie hi-nrg mc attacca Fedez: "Il barone che spiega ai poveri come fare la rivoluzione"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La polemica sui fatti di Milano non si esaurisce nelle aule di tribunale o nei comunicati delle forze dell'ordine. A distanza di pochi giorni dagli scontri che hanno trasformato piazza Duomo in un campo di battaglia, con vetrine infrante e decine di fermati tra cui molti minorenni, il dibattito si è spostato sul terreno delle responsabilità culturali e delle contraddizioni del mondo dello spettacolo.

Dopo l'intervento di Fedez, che aveva accusato i colleghi rapper di alimentare la rivolta sociale salvo poi tornare a sfilare in passerella, arriva la replica più dura, affidata a una voce storica del rap italiano.

La requisitoria di Frankie hi-nrg mc

Francesco Di Gesù, questo il nome all'anagrafe di Frankie hi-nrg mc, non usa mezzi termini nel commentare a La Repubblica la presa di posizione del rapper milanese. "La parte migliore del discorso di Fedez è la premessa: diffidate dei ricchi", esordisce il veterano torinese, classe 1969, autore di quel manifesto generazionale che risponde al titolo Quelli che benpensano. "È una dinamica vecchia come il mondo: quella del barone che pretende di spiegare ai poveri come fare la rivoluzione. Diffidiamo.

E Fedez, mi permetta, sta ricoprendo proprio quel ruolo: diffidiamo anche di lui". L'accusa è netta e ribalta la prospettiva: chi ha raggiunto un benessere economico considerevole non può ergersi a guida morale di una protesta che nasce proprio dal disagio economico e dalla mancanza di prospettive.

La frattura nel racconto delle proteste

Il nodo del contendere non è soltanto la legittimità della violenza, quanto la lettura che se ne dà. Fedez, nel suo intervento social, aveva puntato il dito contro l'ipocrisia di chi celebra la ribellione per poi tornare "in prima fila alle sfilate di Louis Vuitton", ricordando ai giovani che "al vostro fianco non c'è nessuno". Una posizione che, secondo Frankie, rischia però di scivolare in una semplificazione pericolosa, perché finisce per delegittimare l'intero movimento di protesta.

"In piazza ci sono centinaia di migliaia di persone motivate, che non ne possono più di questa vita", sottolinea il rapper, avvertendo che "bisogna stare attenti a reprimerle ancora o, peggio, a ignorarle, perché il livello dello scontro potrebbe alzarsi".

Il malessere oltre il vandalismo

La riflessione si allarga poi alle cause profonde che hanno portato migliaia di giovanissimi a scendere in piazza, in alcuni casi a volto coperto, affrontando le cariche della polizia. Per l'autore di Quelli che benpensano, la violenza "non giustificata" rappresenta solo una parte marginale del fenomeno, mentre il vero tema è quello di una generazione "elusa, frustrata, arrabbiata".

Un passaggio, questo, che si intreccia con le parole pronunciate da Marracash, il quale aveva definito la reazione delle piazze come "sintomo di un fallimento della nostra società", scatenando a sua volta le critiche della Garante nazionale per l'infanzia Marina Terragni, che aveva bollato quelle dichiarazioni come "irresponsabili". Frankie hi-nrg mc, pur prendendo le distanze dalla semplificazione di Marracash secondo cui "con le buone non cambi le cose", invita a non confondere la rabbia con il teppismo.

Il ruolo della musica e il ritorno del rap sociale

C'è infine un passaggio che riguarda la natura stessa della musica rap e la sua capacità di intercettare il disagio. Rispondendo a chi accusa il genere di incitare alla violenza, Frankie hi-nrg mc rovescia l'argomentazione: "Chi lo sostiene, così come chi dice che il rap non parla di niente, ascolta quello sbagliato". Secondo il rapper, dopo stagioni di silenzio, i temi sociali stanno tornando nelle canzoni anche grazie alla spinta del pubblico, e una canzone può fare la differenza più di un post.

Nel frattempo, mentre il governo annuncia il dispiegamento di cinquecento militari a Milano e un decreto con pene fino a cinque anni per la partecipazione violenta alle manifestazioni, la frattura nel mondo della musica resta aperta, con una parte della scena rap che continua a rivendicare il diritto di raccontare la rabbia delle periferie senza indossare l'abito buono della domenica.

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