Flotilla, un'altra ondata di proteste tra cortei e occupazioni
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Redazione Interno
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La mobilitazione, partita dopo il blocco della missione della Global Sumund Flotilla da parte di Israele, ha assunto da subito i caratteri di un'azione diffusa e capillare. Attraverso una molteplicità di iniziative, ha colpito in modo particolare i principali snodi logistici del paese.
Blocchi ai porti e all'aeroporto
A Genova, un presidio permanente ai varchi portuali e l’attività dei camalli hanno impedito l’attracco della nave commerciale Medkon Perla, diretta in Israele. A Torino, il flusso dei voli nell’aeroporto di Caselle è stato sospeso per una ventina di minuti. A Napoli, invece, i manifestanti hanno occupato gli uffici della compagnia Msc e un ingresso autostradale nel tentativo di fermare un cargo in arrivo da Haifa.
L'occupazione del porto e della stazione a Livorno
A Livorno la protesta è stata particamente intensa. Centinaia di persone hanno oltrepassato il varco Fortezza, invadendo la banchina dove era ormeggiata la Moby Fantasy e ritardandone la partenza di un’ora. L’ondata di protesta è proseguita con l’occupazione della stazione ferroviaria cittadina, un’iniziativa di studenti e lavoratori in vista dello sciopero generale del 3 ottobre.
La strategia dei blocchi e lo sciopero in arrivo
La strategia, che mira a colpire selettivamente le infrastrutture, ha coinvolto anche le occupazioni universitarie. Questo completa un quadro di dissenso che si esprime attraverso la paralisi dei trasporti e della circolazione. Il culmine delle mobilitazioni è atteso per il fine settimana, con lo sciopero generale di venerdì e il corteo nazionale per Gaza a Roma nel sabato, mentre serate sono già state caratterizzate da iniziative spontanee e conflitti di piazza, come a Bologna e a Torino.
La risposta delle forze dell'ordine
La risposta delle forze dell'ordine è stata modulata sul grado di criticità di ogni situazione, senza però evitare momenti di tensione. L’obiettivo dei manifestanti rimane mantenere alta l’attenzione attraverso una pressione costante, interrompendo i flussi commerciali e logistici per esprimere un dissenso non negoziabile.




