Torino si prepara a un sabato di tensione tra cortei e occupazioni
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Redazione Interno
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La città di Torino si sta blindando in vista del maxi corteo nazionale di sabato 31 gennaio, promosso dai militanti del centro sociale Askatasuna insieme ad altri soggetti del mondo antagonista. L’evento, che attraverserà il cuore della città, richiamerà secondo le stime circa diecimila persone, un afflusso che impone un dispositivo eccezionale di sicurezza e viabilità, modificato in più punti e, come precisano dal Comune, suscettibile di ulteriori variazioni fino all’ultimo momento. La situazione è definita complessa e in continua evoluzione, con un importante presidio delle forze dell’ordine schierato per cercare di prevenire degenerazioni, mentre i preparativi della manifestazione si intrecciano con altri episodi di disagio sociale.
La protesta si diffonde oltre il corteo
L’atmosfera di tensione non si limita infatti alla sola organizzazione del corteo. Già nella giornata di venerdì 30 gennaio, l’Università degli Studi ha dovuto disporre la sospensione di ogni attività didattica e lavorativa a Palazzo Nuovo, a seguito dell’occupazione della struttura da parte di un gruppo di persone, tra le quali anche estranee alla comunità universitaria. La misura, motivata dalla necessità di tutelare la sicurezza degli spazi e delle persone, rimarrà in vigore fino al ripristino delle normali condizioni di accesso, creando un ulteriore focolaio di attenzione per le autorità in una giornata già satura di impegni.
Le voci critiche e la difesa del metodo non violento
Di fronte alla prospettiva di tre distinti cortei che, secondo alcune letture, minacciano simbolicamente di “riprendersi la città”, non mancano voci che provano a stemperare i toni. Igor Boni di Europa Radicale, ad esempio, ha annunciato una forma di protesta simbolica e distensiva, sdraiandosi in piazza per affermare il rifiuto di qualsiasi minaccia o ricorso alla violenza nell’espressione delle proprie rivendicazioni. Una presa di posizione che, seppur minoritaria nel contesto generale, delinea un contrasto netto sui metodi di protesta, in un momento in cui la parola d’ordine per molti sembra essere principalmente quella della mobilitazione massiccia e potenzialmente conflittuale.
La gestione dell'ordine pubblico e la città paralizzata
Il vero nodo resta la capacità di gestione dell’ordine pubblico in uno scenario così articolato, che unisce una manifestazione di grandi dimensioni a episodi di occupazione. Le modifiche alla viabilità e ai trasporti pubblici, necessarie per permettere lo svolgimento del corteo nel pomeriggio e fino a sera, quando i diversi gruppi confluiranno in un unico spezzone finale, rischiano di paralizzare ampie zone del centro. Molti torinesi, se ne stanno lontani, consapevoli che si tratterà di una giornata fuori dall’ordinario, il cui esito dipenderà dalla disciplina dei manifestanti e dall’efficacia del dispiegamento di sicurezza, in una città che trattenendo il fiato cerca di scongiurare il ripetersi di episodi di guerriglia urbana che hanno segnato il suo passato.




