Cortei contro la violenza sulle donne, Milano e Torino in marcia di notte
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Redazione Interno
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Un silenzio carico di significato, rotto soltanto dalla lettura dei nomi delle donne uccise, ha preceduto l'inizio del corteo milanese, un attimo di raccoglimento collettivo che ha riempito piazza Oberdan prima che la manifestazione prendesse il via. Ottantasei femminicidi, secondo i dati diffusi dall'osservatorio nazionale di Non Una di Meno, hanno segnato il corso dell'anno in Italia, dei quali ventitré sono avvenuti in Lombardia, un numero che delinea la gravità di un fenomeno strutturale e non episodico. La piazza, che ha visto radunarsi diverse migliaia di persone, ha scelto di rendere omaggio a Ornella Vanoni, la cui musica è stata un sottofondo emotivo alla commemorazione, prima di trasformarsi in un fiume di persone determinato a scendere in strada.
Il percorso della protesta
Il corteo, organizzato dal collettivo Non Una di Meno, ha mosso i suoi passi da porta Venezia per snodarsi lungo un tracciato di quattro chilometri che ha avuto come meta piazzale Lodi, un percorso cittadino che ha simbolicamente riattraversato alcuni dei luoghi della vita metropolitana. A Torino, parallelamente, un'altra marcia ha scelto di realizzare un blitz all'interno di una stazione della metropolitana, un'azione dimostrativa per affermare con forza un concetto preciso: il diritto a muoversi in libertà e senza timori in ogni spazio, pubblico o meno. Entrambe le manifestazioni, che si sono svolte in orario serale, hanno voluto sfidare consapevolmente l'oscurità, rivendicando il principio che "la notte ci piace e vogliamo uscire in pace", uno slogan che racchiude l'essenza di una protesta contro il clima di paura che spesso limita la libertà femminile.
Le voci della piazza
Tra le migliaia di partecipanti, che hanno sfilato reggendo cartelli e intonando cori, si è levato con forza anche il grido di "boicottiamo guerre e patriarcato", unendo in un'unica critica sistemi di oppressione diversi ma considerati interconnessi. Le storie di abusi e di molestie, avvenute per strada così come in famiglia o nei posti di lavoro, sono state il filo conduttore di una narrazione corale che ha chiesto, senza mezzi termini, risposte concrete alle istituzioni. La manifestazione, oltre a essere un momento di ricordo per le vittime di femminicidio, si è configurata come un atto di denuncia verso quella che viene percepita come una violenza radicata nella società, che necessita di un cambiamento culturale profondo e di politiche efficaci per essere sradicata.
La notte come affermazione
La scelta di scendere in piazza dopo il calare del sole non è stata casuale, ma rappresenta un elemento centrale del messaggio lanciato dalle organizzatrici, le quali intendono riappropriarsi di uno spazio e di un tempo spesso percepiti come insicuri. "Riprendiamoci la notte" è stato infatti uno degli slogan più gridati durante il corteo milanese, un'esortazione a trasformare la paura in presenza e in rivendicazione di un diritto fondamentale. Quella di Milano, con il suo passo lungo e determinato, ha voluto essere una marcia che non si conclude con la fine del percorso, ma che prosegue idealmente nelle azioni e nella consapevolezza di ciascuna, tracciando un solco profondo nella coscienza collettiva di una città chiamata a fare i conti con la rabbia e l'urgenza del presente.




