Milano, il 25 aprile tra memoria partigiana e cortei separati
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Redazione Interno
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Ogni 25 aprile, all’angolo tra Corso Venezia e Via Palestro, proprio sotto le arcate eleganti di Porta Venezia, prende forma una giornata che non si ripete mai uguale. Il mezzogiorno passa quasi inosservato, poi, verso le due, la gente comincia ad affluire: bandiere rosse, tricolori, striscioni dipinti a mano, qualche fazzoletto della Resistenza cucito sulla giacca. L’aria, densa di chiacchiere e saluti incrociati, si carica di una tensione sottile, fatta di risate nervose e sguardi che si misurano. Alle quattordici e trenta, il serpentone si mette in movimento: siamo all’ottantunesimo anniversario della Liberazione, e Milano prova ancora una volta a fare i conti con la propria memoria divisa.
La sinistra si spezza in piazza, antagonisti da un lato e istituzioni dall’altro
Nel fitto del corteo che scende verso il Duomo, però, la frattura è ormai sotto gli occhi di tutti. Da una parte marcia il cuore storico della ricorrenza – l’Anpi, il Partito democratico, la sinistra cosiddetta istituzionale – quelli che per decenni hanno tenuto in mano la bandiera del corteo, costruendo la narrazione di un 25 aprile partigiano e antifascista, ancorato al 1945. Poi, con gli anni, hanno allargato le fila ad altre rimostranze, quelle per la Palestina e per l’Ucraina, senza però che mai, fino a poco tempo fa, venissero avanzate vere e proprie rivendicazioni. Oggi la musica è cambiata: i gruppi pro Palestina, che una volta sfilavano senza particolari pretese, hanno iniziato a chiedere un posto in testa al corteo, pretendendo – fatto non da poco – l’esclusione della Brigata ebraica. Una richiesta che ha fatto saltare ogni consolidata architettura di convivenza simbolica.
Comizi in tre piazze diverse e la Brigata ebraica sotto fischio
L’effetto, sulla via, è una frammentazione raramente vista. Dopo la partenza da Porta Venezia, dove si attendono decine di migliaia di persone, il serpentone principale si dirige verso piazza Duomo; ma prima di arrivare, due spezzoni si staccano per prendere strade autonome. Il Coordinamento per la Pace conclude in piazza San Fedele, mentre il fronte proPal, insieme ad alcuni centri sociali, si ferma in piazza Fontana. Una tripartizione che racconta meglio di ogni parola lo stato dell’arte: non un corteo, ma tre manifestazioni parallele, ognuna con i propri comizi, le proprie bandiere, le proprie regole. Tra i presenti, qualche fischio accompagna l’arrivo della Brigata ebraica, e la tensione, per quanto controllata, si respira a tratti.
Le telecamere inquadrano le divisioni mentre il corteo nazionale cerca di restare unito
La diretta video della manifestazione nazionale – organizzata dall’Anpi a Milano, con il suo presidente e la leader dem – mostra una piazza piena ma non compatta. Oltre ai tradizionali gonfaloni dei Comuni, ai sindacati e alle associazioni degli ex combattenti e deportati, sfilano anche iraniani, ucraini, l’associazione dei Russi liberi insieme a bielorussi e georgiani che si oppongono ai rispettivi governi. Tutti dentro lo stesso contenitore, almeno sulla carta. Poi, però, lo spezzone pacifista si stacca, e la Brigata ebraica prosegue da sola, tra applausi misurati e qualche contestazione. Il risultato, per chi guarda, è una geografia della memoria fatta di punti di non ritorno, dove il ricordo della Resistenza si intreccia – e talvolta si scontra – con le cronache più immediate di altri conflitti, da Gaza all’Est europeo. Nessuna colonna sonora unica, nessun finale condiviso: solo il rumore di una città che continua a ricordare, ma lo fa in tante lingue diverse.




