Milano, il 25 aprile dei tre cortei: la frattura nella Resistenza e le piazze divise

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La città di Milano, Medaglia d’Oro al Valor Militare per la lotta partigiana, si prepara ad affrontare l’81° Anniversario della Liberazione con un programma che, lungi dal rappresentare un rituale pacifico e unanime, si trasforma in una cartina di tornasole delle tensioni politiche contemporanee. Dopo le cerimonie preliminari di metà aprile, il calendario ufficiale, che pure intreccia approfondimento storico, eventi culturali e concerti aperti gratuitamente al pubblico, prevedeva un’unica grande mobilitazione; eppure, la realtà delle ultime ore ha invece sancito una frattura insanabile, destinata a frammentare la memoria collettiva in tre distinti spezzoni.

La rottura del “Coordinamento per la Pace” e lo scontro sulla Brigata Ebraica

La decisione che ha innescato il meccanismo della separazione arriva dal «Coordinamento per la Pace», un’area che ha scelto di staccarsi dal corteo principale – quello che tradizionalmente si conclude in piazza Duomo con il palco dell’Anpi – per ritrovarsi invece nella vicina piazza San Fedele. Un vero e proprio strappo, motivato dai coordinatori con un argomento esplicito: la presenza della Brigata Ebraica nel corteo milanese. Una presenza ritenuta «inconciliabile» con la memoria della Resistenza e, a loro dire, «non coerente» con lo spirito antifascista originario. Da qui la critica feroce a quelle organizzazioni e partiti che, secondo questo gruppo, non si oppongono alla «linea guerrafondaia e di riarmo dell’Unione europea». Una presa di posizione che trasforma il 25 aprile in un banco di prova geopolitico, dove il conflitto mediorientale e le tensioni internazionali finiscono per riscrivere il cerimoniale della memoria nazionale.

Tre destinazioni, un’unica partenza: piazza Duomo, San Fedele e Fontana

L’esito di questa frattura è una geografia inedita per le celebrazioni milanesi. Il programma ufficiale prevede un’unica partenza comune, ma l’arrivo si declina in tre destinazioni differenti, ognuna con il proprio comizio finale. Il primo spezzone, quello classico, affluirà in piazza Duomo, dove l’Anpi terrà il suo intervento tradizionale. Il secondo, quello del «Coordinamento per la Pace», si fermerà a piazza San Fedele, rifiutando la simbologia del palco principale. Esiste poi una terza frangia, quella dello spezzone palestinese, che ha scelto una destinazione ancora più carica di significato storico e giudiziario: piazza Fontana. Un luogo che, per la cronaca milanese, evoca la strage del 12 dicembre 1969 e la successiva, complessa inchiesta sulle stragi di Stato, senza che ciò richieda qui ulteriori dettagli espliciti.

L’appello dei partigiani e la replica dell’Anpi: “Rompere l’unità non è bello”

Di fronte a questa tripla articolazione della protesta e della memoria, non sono mancate le reazioni dal mondo dell’associazionismo partigiano. L’Anpi, attraverso un comunicato asciutto ma incisivo, ha espresso il proprio rammarico: «Rompere l’unità degli antifascisti non è bello, la democrazia oggi è a rischio». Una frase che suona come un monito, ma anche come un atto di constatazione della fragilità di quel fronte compatto che, per decenni, ha rappresentato l’ossatura morale della festa. Il riferimento alla democrazia a rischio non è generico, ma si lega implicitamente alla difficoltà di tenere insieme memorie storiche differenti – dalla lotta al nazifascismo fino ai conflitti attuali in Medio Oriente – senza che una strumentalizzi l’altra. Gli organizzatori del corteo tradizionale, dal canto loro, non hanno offerto sconti: lo strappo è stato giudicato un errore, una resa alle ambiguità di chi preferisce distinguersi piuttosto che ricucire.

Musica, iniziative e il weekend lungo: cosa offre la città oltre le divisioni

Al di là delle scissioni politiche – e quasi in controltendenza rispetto a esse – la macchina organizzativa della città non si è fermata. Il 25 aprile, quest’anno cadendo di venerdì, regala un weekend lungo che molti milanesi sfrutteranno per coniugare memoria e svago. Il programma istituzionale, infatti, include una serie di eventi culturali e concerti aperti al pubblico, molti dei quali gratuiti, sparsi tra teatri, fondazioni e spazi periferici. Una proposta variegata, pensata per interessi e ritmi diversi, che cerca di tenere vivo il significato profondo della Liberazione senza cedere interamente alla contrapposizione delle piazze. Tuttavia, è proprio questa ricchezza di offerta a rendere ancora più stridente la frattura politica: mentre i cittadini possono scegliere tra un concerto e una visita guidata sui luoghi della Resistenza, i cortei si dividono, mostrando una Milano ferita ma ancora profondamente consapevole del proprio ruolo di capitale morale. La cronaca di questi giorni, insomma, descrive un anniversario che sarà ricordato non per l’unanimità dei sentimenti, ma per la loro drammatica, legittima dispersione.

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