«25 aprile 2026, l’Italia si interroga con cortei e memoria attiva»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono passati ottantun’anni, eppure il 25 aprile – lo si è visto anche quest’anno – non si è trasformato in una commemorazione rituale, priva di morsi. L’Italia, da nord a sud, ha risposto con una fitta trama di cortei, cerimonie ufficiali e momenti di partecipazione popolare, restituendo alla Liberazione dal nazifascismo un ruolo che, nelle intenzioni di chi ha promosso le iniziative, è tutto fuorché nostalgico. Perché se da un lato si è trattato di onorare i caduti e chi ha combattuto per la fine dell’occupazione tedesca e della dittatura, dall’altro l’accento è caduto su un presente segnato da guerre, derive autoritarie e fragilità democratiche. In centinaia di luoghi – grandi città, borghi appenninici, sacrari, persino parchi urbani – la CGIL ha affiancato l’ANPI, altre associazioni democratiche e molte amministrazioni locali, ribadendo quel legame profondo, quasi organico, tra Resistenza, Costituzione, lavoro e diritti. Un legame che, scandito dalle parole dei sindaci e dai discorsi dei rappresentanti sindacali, è apparso come il filo conduttore di una giornata grigia ma partecipata.

Porto Torres e la cerimonia davanti al municipio: «Riflettiamo su libertà e democrazia»

Piazza Umberto I, a Porto Torres, ha fatto da cornice a una delle celebrazioni più istituzionali della mattinata. È lì, davanti al Palazzo del Municipio, che si è tenuta la tradizionale cerimonia dell’81° anniversario. Il primo gesto – l’alzabandiera sulle note dell’inno nazionale – ha aperto un rito che coinvolge da sempre autorità civili, militari e religiose, oltre alle associazioni dei Combattenti e reduci. Ma il momento più atteso è stato quello successivo: il sindaco Massimo Mulas, accompagnato dalla comandante della Polizia Locale Maria Caterina Onida, ha deposto una corona d’alloro ai piedi del Monumento dedicato ai Caduti del Mare, un gesto solenne che ha richiamato il sacrificio di chi ha perso la vita non solo sui campi di battaglia, ma anche in mare, spesso dimenticato. L’invito, rilanciato dagli stessi organizzatori, è stato chiaro: «Interroghiamoci sulle parole libertà e democrazia», due termini che – ne erano convinti i presenti – rischiano di svuotarsi di significato se non nutriti di memoria critica. Nessuna retorica trionfalistica, dunque, ma una riflessione asciutta a cui hanno preso parte anche numerosi cittadini, non solo le cariche istituzionali.

Sui Monti della Calvana una bandiera della pace lunga un chilometro, dopo 23 anni

Tutt’altra atmosfera, ma ugualmente densa di simboli, quella che si è respirata a Valibona, tra Prato e Firenze. Qui, sui Monti della Calvana, è tornata a sventolare la grande bandiera della pace: un telo lungo un chilometro e largo tredici metri, che dopo ventitré anni ha ripreso il suo posto in uno dei luoghi-simbolo della Resistenza. L’iniziativa, promossa dal Comune di Calenzano, ha raccolto l’adesione della Città metropolitana di Firenze e di otto comuni (tra gli altri Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino, Barberino di Mugello, Cantagallo e Vernio), oltre al patrocinio della Regione Toscana. Il perché di quella scelta non è casuale: fu proprio in quelle crinali che si svolse la celebre battaglia tra la brigata partigiana dei Lupi Neri – al comando di Lanciotto Ballerini – e i reparti nazifascisti. «No alle guerre» hanno ripetuto i partecipanti, consapevoli che quel vessillo, oggi più che mai, interroga un’Europa tornata a macchiarsi di sangue. Nessun comizio, nessuna invettiva; solo il gesto lento e collettivo di dispiegare quella striscia bianca, facendola ondeggiare sopra valli e boschi che hanno visto la lotta partigiana.

La medaglia al valore per Livio Conti, patriota della Brigata Osoppo

Non solo piazze e montagne. La giornata della Liberazione è stata anche l’occasione per un riconoscimento atteso da anni. Viene consegnata proprio stamani – nel corso di una cerimonia che rientra nel fitto calendario degli eventi per l’81° anniversario – la Medaglia al Valor Militare a Livio Conti, patriota originario di Rigutino (Arezzo) e militante della Brigata Osoppo-Friuli. La sua storia è tra quelle che i libri di scuola raccontano solo a metà: fu catturato e poi fucilato dai nazisti il 29 aprile 1945 a San Giorgio di Nogaro, quando ormai la guerra era agli sgoccioli. Una morte che porta con sé tutta l’assurdità degli ultimi colpi di coda del regime. La richiesta della medaglia era stata inoltrata nel 2022 dal sindaco Ghinelli, che agiva su delega di Roberto Conti, il fratello del patriota. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha concesso l’onorificenza nel maggio 2024, e oggi – un anno dopo – quella medaglia è finalmente arrivata nelle mani di chi ha saputo aspettare. Un passaggio di consegne silenzioso, senza clamore, che però ha restituito dignità a una memoria troppo a lungo confinata nelle cronache locali.

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