Caro diesel, il governo taglia le accise ma la Cgia avverte: “Non basta, serve l’intervento dell’Ue”
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Redazione Economia
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Le misure varate nelle scorse ore dall’esecutivo, che hanno portato a una riduzione delle accise di 20 centesimi al litro, sono state accolte con favore dall’associazione, ma è un plauso che sa di resa condizionata. Se da un lato il provvedimento – che prevede anche, seppur limitatamente ad alcuni mezzi pesanti, un credito d’imposta parametrato alla maggior spesa sostenuta tra marzo e maggio rispetto a febbraio – rappresenta un sollievo immediato, dall’altro lascia irrisolto il nodo strutturale del rincaro. Gli artigiani mestrini, attraverso i dati elaborati dal loro ufficio studi, ricordano infatti che la corsa del gasolio non si è affatto arrestata: dall’inizio dell’anno il prezzo è schizzato del 20,9 per cento, un incremento che si traduce in 34 centesimi in più per ogni litro erogato alla pompa.
Un conto salato per chi vive di strada
A fare le spese di questa impennata, che rischia di vanificare gli effetti del decreto appena approvato, sono in particolare quelle categorie per le quali il pieno non è un’opzione ma una necessità quotidiana. L’analisi della Cgia di Mestre mette in fila numeri che restituiscono la portata dell’emergenza: se si prende come termine di paragone la fine del 2025, oggi rifornire un autocarro di massa inferiore alle 7,5 tonnellate costa circa 172 euro in più a pieno. Una voce che, proiettata sull’arco dell’anno, si traduce in un esborso aggiuntivo di oltre 12.350 euro per ogni singolo veicolo. L’incidenza del costo del gasolio, che mediamente rappresenta circa il 30% dei costi operativi per le imprese di trasporto, rischia di diventare insostenibile, e l’allarme lanciato dall’associazione riguarda non solo gli autotrasportatori, ma l’intero comparto della mobilità professionale: taxisti, bus operator e servizi di noleggio con conducente sono messi tutti sotto la stessa pressione.
L’Italia in attesa di una strategia europea
Il governo, pur avendo messo in campo interventi tampone come il taglio delle accise (una misura che l’esecutivo ha già definito “temporanea” e della durata di venti giorni, in attesa di valutare l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente) fatica a contenere una dinamica dei prezzi che affonda le radici nella tassazione nazionale. È proprio su questo fronte che si inserisce la richiesta, avanzata dall’Ufficio studi della Cgia, di uno scatto in avanti da parte di Bruxelles. L’auspicio è che l’Unione Europea conceda maggiore flessibilità agli Stati membri, permettendo interventi stabili sulla fiscalità energetica senza per questo mettere a repentaglio i conti pubblici. Una richiesta, quella di un intervento europeo, che si inserisce in un coro di voci che, anche in altri Paesi, chiedono una revisione delle regole sul fronte energetico per far fronte a quella che viene ormai percepita come un’emergenza continentale.
L’effetto valanga sui costi delle imprese
Il dato relativo al gasolio, in aumento del 20,9% nei primi mesi dell’anno, rappresenta solo la punta dell’iceberg di una tensione che sta attraversando l’intero sistema dei carburanti. Se il diesel continua a galoppare, la benzina – pur registrando un incremento più contenuto, attestatosi intorno al 3% nello stesso arco temporale – segue comunque una traiettoria ascendente che non lascia presagire tregue. L’impatto di questi rincari, come sottolineano gli artigiani, non si misura soltanto al momento del rifornimento, ma si riverbera a cascata sull’intera filiera produttiva. Per le piccole e medie imprese, che costituiscono la spina dorsale del tessuto economico nazionale e che spesso operano con margini già ridotti all’osso, l’incremento dei costi logistici rappresenta una variabile difficilmente assorbibile, con il rischio concreto che l’aumento dei prezzi alla pompa si traduca in una nuova fiammata inflattiva destinata a penalizzare famiglie e consumatori.
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