La Fed taglia i tassi, un segnale per l’occupazione nonostante i timori inflazionistici

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Redazione Economia Redazione Economia   -   In una mossa attesa ma non per questo meno significativa, la Federal Reserve ha deciso di interrompere una pausa di nove mesi operando un taglio dei tassi di interesse di un quarto di punto, un intervento che, sebbene contenuto, privilegia apertamente il sostegno al mercato del lavoro a fronte di persistenti timori legati all’inflazione. La scelta della banca centrale americana, guidata da Jerome Powell, riflette una serie di segnali di crescente debolezza economica emersi nelle ultime settimane, dai dati sulle assunzioni, che mostrano un netto calo, a quelli sulla disoccupazione, in aumento, fino al picco delle nuove richieste di sussidio, toccando livelli che non si registravano da ben quattro anni.

«Poiché i rendimenti dei Treasury e i tati sui mutui reagiscono quasi immediatamente ai dati economici», ha spiegato Andrea Pedicini, broker immobiliare di Corcoran e punto di riferimento per molti investitori italiani a New York, «il taglio della Fed era in gran parte già incorporato nei mercati». Questo meccanismo di anticipazione, tipico della finanza, fa sì che l’impatto immediato possa essere smorzato, sebbene le intenzioni di politica monetaria siano chiare: fornire liquidità al sistema per sostenere un’economia che, nonostante sorprendenti stime di crescita del Pil attestate sull’1,6%, inizia a mostrare le prime crepe.

Dalla Casa Bianca, attraverso le parole del direttore del Consiglio Economico Nazionale Kevin Hassett, è arrivato un cauto plauso alla manovra, definita un "prudente primo passo nella giusta direzione", nonostante le pressioni per un intervento più incisivo provenienti dal presidente Donald Trump e dai suoi alleati. Hassett, in un’intervista, ha sottolineato come "procedere lentamente e con costanza osservando i dati" rappresenti la scelta più saggia, delineando una linea di apparente distensione dopo mesi di attacchi verbali all’operato della Fed.

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