Riforma della giustizia in Italia: un viaggio attraverso le modifiche e le reazioni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La riforma della giustizia del governo Meloni, composta da otto articoli intitolati "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare", ha ricevuto l'approvazione del Consiglio dei ministri. Tuttavia, questo rappresenta solo il primo passo di un lungo processo. Essendo una legge che modifica la Costituzione, deve essere approvata da ciascuna camera con due successive deliberazioni a un intervallo di almeno tre mesi.

Il punto di vista di Meloni

Giorgia Meloni, con la sua consueta nettezza, ha affrontato una serie di argomenti, dalla giustizia all'Ucraina, dal fisco ai prossimi assetti europei, dal premierato al caso De Luca, dal freno a una rielezione di Ursula von der Leyen a nuove aperture a Marine Le Pen e Viktor Orbán. Ha anche esortato Elly Schlein a "avere coraggio" e ha dichiarato il suo obiettivo elettorale per le Europee: "Se mi va bene il 26%? Sto".

La resistenza dei giudici

L'Anm si oppone con forza alla riforma, senza nemmeno aver visto le carte. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in conferenza stampa, ha cercato di spiegare che il testo finale del provvedimento, approvato ieri da Palazzo Chigi, "è stato limato fino a pochi minuti fa", quindi appena prima della conferenza stampa. Tuttavia, il presidente dell'Anm Giuseppe Santalucia ha reagito prima che il Guardasigilli parlasse: "È un errore, un forte passo indietro rispetto all'effettiva autonomia e indipendenza della magistratura", ha dichiarato, pur ammettendo di parlare su quello che "abbiamo letto sui giornali e ha detto il ministro settimane fa".

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