FdI chiude a modifiche sulla riforma della giustizia, Anm alza il muro
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Redazione Interno
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Nonostante le proteste e lo sciopero dei magistrati, che ha registrato un’adesione massiccia, Fratelli d’Italia mantiene ferma la sua posizione sulla riforma della giustizia, respingendo ogni ipotesi di modifica. Il capogruppo alla Camera, Bignami, ha ribadito la chiusura del partito a qualsiasi cambiamento, definendo le critiche come una difesa del “sistema Palamara”, in riferimento alle polemiche che hanno coinvolto l’ex magistrato. La riforma, che prevede la separazione delle carriere e l’introduzione del sorteggio per il Consiglio Superiore della Magistratura (Csm), è stata accusata di minacciare l’autonomia della magistratura, trasformando i pubblici ministeri in strumenti controllati dall’esecutivo.
Il 5 marzo, nonostante un incontro tra le parti, non si è raggiunto alcun accordo. L’Associazione Nazionale Magistrati (Anm), da parte sua, ha alzato ulteriormente la posta, sostenendo che non basta modificare il meccanismo del sorteggio per risolvere i problemi sollevati dalla riforma. “Non si tratta di un dettaglio tecnico, ma di un principio fondamentale”, ha dichiarato un rappresentante dell’Anm, sottolineando come la proposta governativa rischi di compromettere l’indipendenza della giustizia.
Intanto, lo sciopero dei magistrati, indetto per protestare contro la riforma Nordio, ha evidenziato un malcontento diffuso. Le critiche si concentrano soprattutto sulla separazione delle carriere, vista come un tentativo di indebolire il potere giudiziario. “Avremo pm controllati dall’esecutivo”, hanno denunciato alcuni magistrati, temendo un’ingerenza politica nelle indagini. Meloni, pur cercando di raffreddare gli animi, ha offerto solo piccole concessioni, come un sorteggio “temperato”, senza però intaccare il cuore della riforma.
La tensione tra governo e magistratura sembra destinata a crescere, con entrambe le parti che alzano i toni. Da un lato, FdI accusa i magistrati di voler difendere un sistema opaco, dall’altro l’Anm risponde citando la Costituzione e l’eredità di Pietro Calamandrei, giurista e padre costituente, il cui pensiero viene invocato per difendere l’autonomia della magistratura. “Che senso ha brandire la Costituzione e calpestarla?”, si chiedono alcuni osservatori, criticando l’ipocrisia di chi, da una parte, invoca i principi costituzionali e, dall’altra, sembra disposto a comprometterli.
Il dibattito, però, rischia di rimanere sterile se continuerà a basarsi su posizioni contrapposte. Come ha sottolineato il presidente della Corte d’Appello di Milano, Giovanni Canzio, “non si può continuare con un muro contro muro”. La questione, del resto, è complessa e tocca nervi scoperti del sistema giudiziario italiano, da anni al centro di polemiche e riforme mai pienamente realizzate.




