Paolo Toso: “Sciopero per una giustizia che rispetti la Costituzione”
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Redazione Interno
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Paolo Toso, pubblico ministero antimafia, ha deciso di aderire allo sciopero dei magistrati, unendosi anche alla protesta degli avvocati che chiedono una riforma del sistema giudiziario. “Partecipo a questo sciopero non solo per i magistrati, ma anche per quegli avvocati che auspicano un’innovazione in una giustizia che oggi appare autoreferenziale”, ha dichiarato Toso, sottolineando come il sistema attuale non risponda ai principi di un processo equo né alle esigenze di una democrazia moderna. “Spero che quegli avvocati, quando dovranno difendere i loro assistiti, non si trovino mai di fronte a un pubblico ministero ‘referenziale’”, ha aggiunto, lasciando intendere che la riforma in discussione rischia di compromettere ulteriormente l’equilibrio del sistema.
Lo sciopero, indetto dall’Associazione Nazionale Magistrati (Anm), ha registrato un’adesione massiccia, con percentuali che oscillano tra il 75 e l’80% dei magistrati. “Eravamo prudenti nel prevedere i numeri, ma l’adesione è stata straordinaria”, ha commentato il segretario generale dell’Anm, sottolineando come la mobilitazione sia stata sentita e partecipata. I dati, seppur parziali, confermano un’ampia condivisione delle ragioni alla base della protesta, che non si limita a una semplice rivendicazione categoriale, ma si pone come una difesa dei principi costituzionali.
A Palermo, come in altre città, i magistrati hanno scelto di scendere in piazza per ribadire il loro dissenso verso una riforma che, a loro avviso, mina l’indipendenza della magistratura. “È uno sciopero per la Costituzione e per i principi fondamentali in essa consacrati, primo fra tutti quello dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge”, ha dichiarato un rappresentante dell’Anm di Palermo. “Avremmo preferito trascorrere la giornata in udienza, ma il momento è troppo grave per restare in silenzio”.
A Bari, i magistrati hanno sventolato copie della Costituzione durante la protesta, un gesto simbolico ma carico di significato. “Questa riforma intacca l’indipendenza dei magistrati, che è un baluardo per un’amministrazione della giustizia equa e uguale per tutti”, ha affermato Antonella Cafagna, presidente distrettuale dell’Anm. La riforma in discussione, che prevede tra l’altro la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, è stata definita “antidemocratica” dal procuratore Rossi, che ha evidenziato come il sorteggio dei magistrati rischi di compromettere ulteriormente l’autonomia del sistema.




