Mozione di sfiducia a Schifani respinta dall'Ars, il governatore salva il suo esecutivo
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Redazione Interno
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Con un voto a scrutinio palese, e un esito ampiamente atteso, l'Assemblea regionale siciliana ha bocciato la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni contro il presidente della Regione, Renato Schifani. I numeri, che hanno chiuso un pomeriggio di acceso dibattito nell'aula di Palazzo dei Normanni, sono stati 26 favorevoli e 41 contrari, un responso che ha di fatto evitato una crisi istituzionale e confermato la tenuta della maggioranza di governo. La seduta, aperta alle 14 in punto, si è svolta in un clima particolarmente teso, alimentato anche da un evento esterno alla discussione parlamentare: il presidente dell'Ars, Gaetano Galvagno, ha infatti ricevuto, appena mezz'ora prima dell'inizio dei lavori, la notifica della richiesta di rinvio a giudizio per corruzione e peculato da parte della procura di Palermo.
La difesa del governatore e gli attacchi alle opposizioni
Nel suo intervento di replica infuocato, Schifani ha impostato la propria difesa attaccando direttamente il principio stesso della mozione. “Se un imprenditore corrompe un dirigente Asp la responsabilità è del presidente della Regione?”, ha chiesto con tono polemico, riferendosi al caso che ha scatenato le polemiche, sottolineando come non ritenga di dover rispondere di fatti illeciti individuali che, pur accaduti durante il suo mandato, sarebbero da ascrivere alla responsabilità penale dei singoli. Il governatore, che durante la seduta è parso a tratti sotto pressione – al punto che una esponente dell'opposizione ha commentato dicendo che “faceva avanti e indietro dall'aula, a un certo punto si è anche addormentato, confuso e schiacciato dai problemi della sua stessa maggioranza” – ha rivolto i suoi strali non solo ai firmatari del documento, ma anche al leader del Movimento 5 Stelle, affermando con decisione di non accettare “lezioni sull'antimafia da nessuno”.
La reazione dopo il voto e il quadro politico
Appena reso noto l'esito del voto, Schifani ha espresso soddisfazione per la “grandissima compattezza” dimostrata dalla coalizione che lo sostiene, un elemento che, al di là delle dichiarazioni di facciata, era stato messo in dubbio da alcune defezioni e malumori interni nelle settimane precedenti. La bocciatura della mozione, quindi, assume il significato politico di una momentanea pacificazione e di un rafforzamento del presidente, seppur in un contesto giudiziario e politico ancora carico di tensioni. Dall'altra parte dell'emiciclo, le opposizioni hanno colto l'occasione per lanciare un messaggio di forte critica, come dimostrato dalla dichiarazione di una deputata che ha affermato: “I siciliani ora sanno chi ha scelto di salvare una legislatura piena di indagati”, una frase che rimanda alle diverse inchieste della magistratura che coinvolgono, in vario modo, esponenti della politica regionale.
Il contesto giudiziario e le prospettive
La giornata di discussione, tuttavia, non è stata caratterizzata soltanto dal confronto politico sulla gestione dell'esecutivo, ma è stata inevitabilmente oscurata dalla notizia che riguarda il presidente dell'assemblea, Galvagno. La richiesta di rinvio a giudizio per lui, arrivata poche ore prima del voto cruciale, dipinge un quadro complesso in cui le vicende giudiziarie e quelle politiche procedono su binari paralleli, spesso intrecciandosi. Questo episodio, unito alle dichiarazioni di Schifani sulla sua disponibilità a render conto “ai siciliani, non alle opposizioni” dei propri eventuali errori, delinea un clima in cui la distinzione tra responsabilità politica e penale rimane il cuore del conflitto tra maggioranza e minoranze, in una regione dove le inchieste sulla corruzione continuano a segnare profondamente il dibattito pubblico.
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