Sanzioni Ue alla Russia, proroga tecnica di sette giorni: il caso Usmanov divide Bruxelles

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Gli ambasciatori dei ventisette Stati membri hanno concordato una proroga tecnica di appena sette giorni per il regime di sanzioni individuali contro la Russia, evitando che le misure scadessero alla mezzanotte del 15 settembre. La decisione, comunicata dalla presidenza di turno irlandese, sposta ogni valutazione al 22 settembre e nasce dalla necessità di concedere alle capitali «più tempo per esaminare in modo approfondito le proposte di rinnovo», come ha spiegato un portavoce del Consiglio.

Il Coreper si è riunito lunedì pomeriggio senza riuscire a trovare l'unanimità necessaria per un'estensione ordinaria, che tradizionalmente copre sei mesi e che questa volta si voleva allungare a un anno per allinearla alle sanzioni economiche già prorogate a giugno.

L'ostacolo principale ha un nome preciso: Alisher Usmanov, il miliardario russo di origini uzbeche inserito nella lista nera europea nel febbraio 2022, pochi giorni dopo l'invasione dell'Ucraina. Secondo le motivazioni ufficiali del Consiglio, l'imprenditore avrebbe legami particolarmente stretti con Vladimir Putin e partecipazioni in settori chiave dell'economia russa, accuse che ha sempre respinto ricorrendo anche alla giustizia europea. La Slovacchia chiede da anni la rimozione sua e di Mikhail Fridman, altro oligarca di primo piano, sostenendo che si tratti di misure politicamente motivate.

Questa volta, a sorpresa, Bratislava ha trovato il sostegno della Francia, che ha invocato ragioni di sicurezza nazionale senza fornire dettagli durante la discussione tra ambasciatori. Un diplomatico francese ha parlato della necessità di «rispondere positivamente ai partner internazionali» che si rivolgono a Parigi sul caso, senza chiarire la natura di tali richieste.

Nella stessa giornata è emersa anche la posizione dell'Italia, che secondo diverse ricostruzioni avrebbe aderito alla richiesta di rimuovere Usmanov dalla lista come compromesso per preservare l'intero impianto sanzionatorio. Fonti diplomatiche europee hanno spiegato che Roma non sostiene delisting di natura politica, ma valuta la solidità giuridica dei singoli casi. Alla posizione italiana si sarebbe aggiunta la Croazia, mentre il Lussemburgo avrebbe subordinato il proprio assenso alla rimozione di Usmanov all'eventuale cancellazione anche di Fridman.

Su quest'ultimo punto, la maggioranza degli Stati membri ha continuato a esprimere contrarietà, considerando la richiesta priva di basi giuridiche adeguate. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è intervenuto direttamente sulla questione, definendo Usmanov e Fridman il tipo di uomini d'affari russi che dovrebbero «trovare il coraggio di compiere passi concreti contro la guerra» e ammonendo che non è il momento di offrire loro ulteriori opportunità mentre l'Ucraina subisce attacchi quotidiani.

Il rinnovo delle sanzioni individuali richiede l'unanimità dei ventisette e copre quasi tremila persone ed entità, tra cui militari, oligarchi e società di Paesi terzi coinvolte nel sostegno allo sforzo bellico russo. Le misure comprendono il congelamento dei beni e il divieto di ingresso nell'Unione. Fino a questa tornata, l'ultima proroga risaliva al 14 marzo e il meccanismo semestrale aveva retto anche in presenza di veti ricorrenti, ma la combinazione tra la richiesta slovacca su Fridman e l'inattesa iniziativa francese su Usmanov ha reso impossibile chiudere l'accordo nei tempi ordinari.

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