L'Ue rimuove le sanzioni a Usmanov e Fridman, Kiev accusa Bruxelles: "Vergognoso"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'Unione europea ha deciso di rimuovere Alisher Usmanov e Mikhail Fridman dalla lista delle sanzioni individuali, nell'ambito di un accordo che ha permesso di prorogare di tre anni le misure restrittive contro la Russia. La decisione, formalizzata martedì dopo una settimana di negoziati estenuanti, ha suscitato la reazione durissima di Kiev, che accusa Bruxelles di aver inviato a Mosca un segnale di debolezza nel momento in cui la pressione dovrebbe invece aumentare.

Il meccanismo del compromesso

La Francia ha giocato un ruolo centrale nella vicenda, bloccando per giorni l'intero pacchetto di rinnovo delle sanzioni. Parigi ha invocato ragioni di "sicurezza nazionale" per chiedere la cancellazione di Usmanov, tycoon delle miniere e delle telecomunicazioni, senza fornire dettagli pubblici. Secondo quanto riportato da diversi diplomatici, la richiesta sarebbe legata a un possibile scambio per la liberazione di cittadini francesi detenuti in Azerbaigian.

Il Lussemburgo ha poi preteso che, se si fosse proceduto con Usmanov, si facesse lo stesso con Fridman, il magnate bancario che sta citando il Granducato per 16 miliardi di dollari a causa del congelamento dei suoi asset.

A fronte di questa doppia richiesta, la Lettonia ha opposto una resistenza accanita, arrivando a minacciare l'affondamento dell'intero rinnovo. Senza un accordo entro la scadenza, le sanzioni contro circa tremila persone ed entità sarebbero decadute automaticamente. Alla fine Riga ha scelto l'astensione, consentendo il via libera. Come contropartita per il compromesso, i Ventisette hanno esteso la durata del regime sanzionatorio da sei mesi a tre anni, fino a settembre 2029, una misura che dovrebbe ridurre la frequenza dei bracci di ferro futuri.

Le reazioni di Kiev e Mosca

Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha definito la decisione "vergognosa e ingiustificabile". "Mosca sta festeggiando perché ha ottenuto ciò che voleva: un senso di impunità, l'umiliazione dell'Ue e la divisione tra gli europei", ha scritto su X, esortando gli Stati membri a imporre sanzioni nazionali autonome contro i due uomini d'affari.

Il presidente Volodymyr Zelensky ha rincarato la dose durante un incontro con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a margine dell'Assemblea generale dell'Onu, sostenendo che i segnali di allentamento delle sanzioni contro oligarchi russi sono "autodistruttivi e controproducenti" mentre la Russia continua a lanciare attacchi con droni e missili balistici.

Il Cremlino non ha nascosto la soddisfazione. Il portavoce Dmitry Peskov ha ribadito che Mosca considera illegali tutte le sanzioni personali contro cittadini russi e ha auspicato che la misura venga estesa a tutti gli uomini d'affari colpiti dalle restrizioni europee. Per la Russia l'effetto economico immediato della rimozione è limitato, trattandosi di sanzioni individuali e non settoriali, ma per i due oligarchi la decisione ha un peso concreto: possono nuovamente operare all'interno dell'Unione e accedere ai beni che erano stati congelati.

Chi sono i due oligarchi

Usmanov, nato in Uzbekistan nel 1953, è stato a lungo tra gli uomini più ricchi di Russia. Nel 1980 era stato condannato a otto anni di carcere per corruzione, una sentenza che la Corte Suprema uzbeka avrebbe poi definito fabbricata nel 2000. L'Ue lo aveva sanzionato nel 2022 descrivendolo come "un importante uomo d'affari filo-Cremlino" con "legami particolarmente stretti" con Vladimir Putin, accusandolo di aver gestito flussi finanziari per conto del presidente russo.

Controlla Metalloinvest, uno dei maggiori conglomerati minerari e siderurgici del Paese, indicato dall'Ue come fonte significativa di entrate per lo Stato russo. Secondo Forbes, nel 2026 il suo patrimonio netto ammonta a 14,5 miliardi di dollari.

Fridman, nato in Ucraina e residente nel Regno Unito, è uno dei principali banchieri russi. Le sanzioni europee lo accusano di aver tratto vantaggio da trasferimenti coatti di proprietà sotto il controllo del governo russo. La sua causa contro il Lussemburgo, legata al congelamento di asset per un valore stimato intorno ai 16 miliardi di dollari, è finita davanti a un tribunale arbitrale. Il Lussemburgo ha sostenuto che mantenere Fridman sulla lista nera avrebbe indebolito la propria posizione legale, spingendo per la sua rimozione come parte del pacchetto negoziale.

Un precedente contestato

La vicenda ha esposto una fragilità strutturale del sistema sanzionatorio europeo: l'unanimità richiesta per il rinnovo delle liste consegna a ogni singolo Stato membro un potere di ricatto sproporzionato rispetto al peso negoziale. La Lettonia ha lasciato trapelare il proprio disappunto attraverso dichiarazioni di diplomatici anonimi, secondo cui il messaggio inviato è che "si può ricattare per ottenere la rimozione dalle liste".

L'europarlamentare lettone Rihards Kols, membro della commissione Esteri, ha osservato che il prezzo pagato per la liberazione di cittadini francesi non può essere la cancellazione delle sanzioni a un oligarca legato al regime di Putin.

Il ministro francese per gli Affari europei Benjamin Haddad ha respinto le critiche, sostenendo che l'esito dei negoziati rappresenta una vittoria per la solidarietà europea e che il fronte comune contro la Russia resta saldo. La proroga triennale delle misure contro le altre tremila entità dovrebbe garantire stabilità al regime sanzionatorio, ma la vicenda ha lasciato una crepa visibile nella coesione dei Ventisette.

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