Kallas: le sanzioni alla Russia restano il fulcro della politica europea
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Redazione Esteri
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Le sanzioni contro la Russia rimangono “il fulcro” della politica europea volta a esercitare pressione su Mosca affinché ponga fine alla guerra in Ucraina. Lo ha dichiarato l’Alto rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri, Kaja Kallas, durante una conferenza stampa tenuta a margine dell’Assemblea generale dell’Onu in corso a New York.
Kallas ha parlato mentre sono in corso discussioni sulla possibilità di revocare alcune delle misure restrittive imposte a due oligarchi russi: “Alcuni Stati membri hanno chiesto la rimozione di determinate persone dalla lista.
Abbiamo chiaramente bisogno di stabilità, ovvero che le sanzioni restino in vigore più a lungo. Ecco perché stiamo lavorando anche a un nuovo pacchetto di sanzioni”.
L’intesa mancata e il ruolo di Francia e Lussemburgo
L’accordo tra i Ventisette sul rinnovo delle sanzioni individuali non è arrivato. La bozza di intesa prevedeva l’esclusione dalla lista nera di due oligarchi, Alisher Usmanov e Mikhail Fridman, in cambio di un prolungamento del regime sanzionatorio per tre anni, contro le proroghe semestrali finora in uso. A chiedere la rimozione di Usmanov è stata la Francia, che ha invocato ragioni di sicurezza nazionale legate a un possibile scambio di prigionieri con l’Azerbaigian.
Il Lussemburgo ha poi sollecitato l’eliminazione anche di Fridman, il quale ha citato in giudizio il Granducato per ottenere un risarcimento danni di circa 16 miliardi di dollari.
La Lettonia ha bloccato l’intesa con un’obiezione dell’ultimo momento. Polonia e Stati baltici si erano già schierati contro qualsiasi allentamento delle misure, sostenendo la necessità di aumentare la pressione su Mosca. Il Coreper, il Comitato dei Rappresentanti Permanenti degli Stati membri presso l’Ue, si è riunito nuovamente martedì mattina a Bruxelles per tentare di superare lo stallo, con la procedura scritta prorogata fino alle 15 ora italiana.
Il quadro sanzionatorio e il nuovo pacchetto in preparazione
Il regime sanzionatorio dell’Ue contro la Russia, in vigore dal 2014 e rafforzato dopo l’invasione dell’Ucraina del febbraio 2022, comprende il congelamento dei beni e il divieto di ingresso nel territorio dell’Unione per quasi 3.000 persone ed entità. Tra queste figurano il presidente russo Vladimir Putin, il ministro degli Esteri Sergei Lavrov e l’ex presidente ucraino Viktor Janukovyč. Le sanzioni attuali erano già state prorogate in via provvisoria per una settimana il 14 settembre, proprio per consentire ulteriori negoziati.
Kallas ha sottolineato che il lavoro dell’Unione non si limita al rinnovo: “C’è chiaramente la volontà di introdurne altre quando si tratta del complesso militare-industriale russo”. L’Alto rappresentante ha anche evidenziato che l’Europa affronta “una rapida proliferazione di attacchi di sabotaggio e violazioni dello spazio aereo”, aggiungendo che “Mosca sta cercando di spaventare l’Europa per ridurne il sostegno all’Ucraina”.
La reazione di Kiev
Il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiga ha definito “inaccettabile” l’ipotesi di rimuovere i due oligarchi dalla blacklist. “Cosa è cambiato? Niente. Una rimozione dalla lista è inaccettabile e invierebbe un segnale sbagliato a Mosca proprio nel momento in cui la pressione deve aumentare”, ha scritto Sybiga sui social network.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si era già detto preoccupato la scorsa settimana, affermando che “certamente non è il momento di revocare le sanzioni”, di “salvare gli oligarchi russi” e di “fare regali alla Russia”.
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