L'Ue proroga le sanzioni alla Russia per tre anni, ma escono Usmanov e Fridman: la protesta di Kiev

L'Ue proroga le sanzioni alla Russia per tre anni, ma escono Usmanov e Fridman: la protesta di Kiev
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ESTERI Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Consiglio dell'Unione europea ha deciso di prorogare di tre anni le sanzioni individuali legate all'integrità territoriale dell'Ucraina, portando la scadenza al settembre 2029. La misura, annunciata dopo giorni di trattative serrate, riguarda circa tremila persone ed entità, tra cui figurano il presidente Vladimir Putin, il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, i principali istituti di credito del Paese e le aziende del complesso militare-industriale.

Il rinnovo, tuttavia, è stato accompagnato da una decisione che ha suscitato immediate reazioni negative a Kiev: la rimozione dalla lista nera di due noti imprenditori russi, Alisher Usmanov e Mikhail Fridman. Le sanzioni personali nei loro confronti, che comprendevano il congelamento dei beni e il divieto di ingresso nell'Unione, erano state introdotte nel 2022 in seguito all'invasione su larga scala dell'Ucraina.

Le ragioni di Parigi e Lussemburgo

La richiesta di esclusione di Usmanov è stata avanzata con forza dalla Francia, che ha addotto motivazioni legate alla sicurezza nazionale senza fornire dettagli pubblici. Secondo diverse fonti diplomatiche, la mossa di Parigi sarebbe collegata alla vicenda di alcuni cittadini francesi detenuti in Azerbaigian. Il magnate russo-uzbeko, che vanta un passaporto dell'Uzbekistan, avrebbe potuto fungere da intermediario nelle trattative con Baku, città con cui Parigi mantiene relazioni complesse.

L'Azerbaigian, dal canto suo, ha respinto categoricamente questa interpretazione, pur avendo in passato perorato pubblicamente la causa di Usmanov, descrivendolo come un "filantropo di fama" e una figura di ponte tra Occidente, Asia centrale e mondo turcofono.

La posizione del Lussemburgo, invece, appare legata a una disputa legale di natura puramente economica. Fridman ha citato in giudizio il Granducato chiedendo un risarcimento di circa sedici miliardi di dollari per i danni subiti a causa del congelamento dei suoi asset. Il timore di indebolire la propria posizione processuale avrebbe spinto le autorità lussemburghesi a insistere per la rimozione del nome di Fridman dalla lista, una volta che quella di Usmanov era diventata oggetto di trattativa.

La mediazione della Lettonia e il voto finale

La strada verso l'intesa è stata tutt'altro che lineare. La Lettonia ha rappresentato l'ultimo ostacolo a un accordo che già vedeva il consenso della maggior parte degli Stati membri. Il primo ministro lettone Andris Kulbergs aveva inizialmente definito inaccettabile il compromesso, sostenendo che il prezzo da pagare per il rinnovo non potesse essere la cancellazione delle sanzioni a due individui. Dopo estenuanti negoziati, Riga ha infine scelto l'astensione costruttiva, consentendo l'approvazione formale della decisione.

Le reazioni dell'Ucraina e le contromisure nazionali

La decisione europea ha provocato una dura reazione da parte delle autorità ucraine. Il ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha definito la rimozione di Usmanov e Fridman dalla lista nera "vergognosa e ingiustificabile", sottolineando come Mosca stia interpretando questo passo come un segnale di debolezza da parte dell'Unione. La preoccupazione di Kiev è che l'episodio possa creare un precedente pericoloso, offrendo ad altri soggetti sanzionati un modello di pressione politica o legale per ottenere l'esclusione dalle misure restrittive.

A fronte dell'inerzia europea, alcuni Stati membri hanno deciso di agire autonomamente. La Lituania ha già inserito i due miliardari nella lista delle persone non gradite, vietandone l'ingresso nel territorio nazionale per un periodo di cinque anni. Anche la Lettonia e l'Estonia hanno manifestato l'intenzione di adottare provvedimenti sanzionatori a livello nazionale per colmare il vuoto lasciato dalla decisione di Bruxelles.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.