Il circus della F1 2026, tra motori bellissimi e regole già da rivedere: dalle partenze complesse alla gestione dell’energia, si cercano correzioni in corsa

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Le nuove monoposto, bisogna ammetterlo, sono uno spettacolo per gli occhi e, quando il motore termico può essere spinto al massimo, regalano un sound che riconcilia con l’idea di Formula 1. Ma la bellezza estetica e la potenza del V6, in questa fase embrionale del ciclo tecnico disegnato dalla Federazione insieme ai motoristi, si scontrano con una serie di criticità emerse con chiarezza durante i test in Bahrain. Il concetto di energia, come avevamo anticipato, è diventato l’elemento predominante e ha sollevato interrogativi non banali, spingendo le squadre a chiedere un intervento correttivo prima del via in Australia. La questione principale, e certamente la più delicata, ruota attorno alla procedura di partenza: l’eliminazione del motogeneratore MGU-H, che in passato manteneva in pressione il turbo, ha scaricato interamente sul motore termico l’onere di portare il turbo nella sua finestra ottimale di funzionamento. I piloti, per farlo, devono tenere il motore altissimo di giri, attorno ai 13mila, per un periodo molto più lungo rispetto al passato, ma il tempo che intercorre tra il posizionamento dell'ultima vettura in griglia e lo spegnimento dei semafori potrebbe non essere sufficiente, creando i presupposti per partenze a rilento e potenziali incidenti a catena.

Il nodo sicurezza sollevato da McLaren e la replica di Verstappen

Sulla questione è intervenuto Andrea Stella, team principal della McLaren, con parole che hanno messo in primo piano l'aspetto sicurezza. Il dirigente italiano ha sottolineato come non si tratti di mera competitività, ma della necessità di garantire che ogni vettura abbia il motore pronto allo scatto, evitando che qualcuno si trovi rallentato mentre il resto del gruppo scatta via. Le sue dichiarazioni, però, hanno innescato la pronta replica di Max Verstappen. Il quattro volte campione del mondo, pur non avendo girato nel primo giorno di test, ha voluto rispondere per le rime al team di Woking, usando il suo solito stile diretto: chi non si sente sicuro con la procedura attuale, ha sostanzialmente detto, è libero di optare per una soluzione radicale, come partire dalla corsia dei box. Un botta e risposta che, al di là della polemica, evidenza la tensione tra chi spinge per un cambiamento regolamentare immediato e chi, invece, ritiene che le squadre debbano adattarsi alle nuove sfide tecniche senza chiedere correzioni al volo.

La gestione dell'energia e il "lift and coast" in qualifica

Le complicazioni, però, non si esauriscono con lo spegnimento dei semafori. La nuova architettura delle Power Unit, con una ripartizione della potenza quasi equa tra termico ed elettrico, impone una gestione dell'energia così ossessiva da stravolgere persino le tecniche di guida in qualifica. I piloti, come emerso dai test di Barcellona e confermato in Bahrain, si trovano nella condizione paradossale di dover sollevare il piede dall'acceleratore, la cosiddetta pratica del *lift and coast*, anche durante il giro secco, pur di ricaricare la batteria e non incorrere nel fenomeno del "clipping", ovvero il brusco calo di potenza elettrica sul più bello di un rettilineo. Si tratta di una guida controintuitiva, che qualcuno ha già paragonato a quella della Formula E, ma che piloti del calibro di Esteban Ocon e George Russell hanno imparato a conoscere al simulatore, descrivendola come una sensazione strana ma alla quale ci si abitua, quasi fosse innaturale non farlo. Oliver Bearman, dal canto suo, non ha nascosto un certo disappunto, definendo questa necessità quasi "triste".

La riunione della F1 Commission e la decisione di rinviare le modifiche

Di fronte a questo scenario, ci si aspettava una presa di posizione chiara dalla F1 Commission riunitasi a Sakhir. L'esito, però, è stato più cauto del previsto. La riunione, presieduta da Nikolas Tombazis per la FIA e da Stefano Domenicali per la Formula One Management, ha sì affrontato i temi caldi, ma ha concluso che non ci sono ancora elementi sufficienti per modifiche regolamentari drastiche e immediate. I feedback dei piloti, raccolti tramite un sondaggio della Federazione, sono stati giudicati positivi per quanto riguarda il peso ridotto e le dimensioni delle nuove vetture, ma ancora immaturi sul versante della gestione energetica. Si è quindi deciso di prendere tempo: ulteriori valutazioni verranno fatte nei prossimi giorni di test, con l'obiettivo di raccogliere più dati prima di intervenire. Per quanto riguarda la partenza, si è discusso di possibili aggiustamenti ai sistemi di bordo, ma nulla di concreto è stato deciso, rinviando ogni eventuale modifica a dopo Melbourne. In questo clima di attesa, trapela anche la complessa trattativa tra i motoristi, chiamati a votare entro breve l'introduzione di un nuovo test a caldo per il tasso di compressione, una mossa che sembra mirata a colmare una possibile falla regolamentare sfruttata da Mercedes, ma anche in questo caso si cerca una quadra che eviti scintille prima dell'inizio del campionato.

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