Il momento in cui Fabio Paratici è cambiato

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Negli anni ’90, Fabio Paratici era un centrocampista duttile, capace di adattarsi ai ruoli lasciati scoperti dai compagni, una sorta di jolly nelle serie minori. «Mi inserivo dove serviva – racconta –, sfruttando le occasioni in cui gli altri non giocavano. Non segnavo mai, non avevo neppure un’esultanza. Era talmente raro...». Un profilo, il suo, che ricorda quello di Gianluca Pessotto, per caratteristiche e approccio. Girava tra Piacenza, Pavia, Marsala, Novara, Palermo, senza mai emergere davvero, ma accumulando esperienza.

Quella stessa esperienza che, anni dopo, lo avrebbe portato a diventare uno dei dirigenti più discussi del calcio italiano. Oggi il suo nome è al centro di un’altra storia, quella che lo lega – o forse no – al Milan. La trattativa, che sembrava ormai avviata verso la conclusione, ha subito una brusca frenata. Secondo Sky Sport, il nodo cruciale è la squalifica che lo tiene lontano dal calcio fino al 20 luglio, un ostacolo non da poco per un club che deve pianificare la prossima stagione senza incertezze.

Non è la prima volta che Paratici finisce in un vortice di rumors e poi svanisce dai radar. Fino a poco fa, la narrazione lo dava come favorito per il ruolo di direttore sportivo, mentre Igli Tare – inizialmente in pole – sembrava ormai un’opzione accantonata. Invece, con l’improvviso rallentamento delle trattative, il nome dell’ex Lazio è tornato a circolare con insistenza.

Quello che è certo è che il Milan, dopo mesi di indecisioni, ha deciso di muoversi concretamente per coprire il ruolo lasciato vacante. Ma se prima Paratici sembrava l’uomo giusto, ora i dubbi legati alla sua squalifica hanno riaperto il casting. C’è chi lo aveva dato per certo, chi invece – come noi – aveva sempre invitato a prudenza, considerando la delicatezza di una situazione che va ben oltre il semplice aspetto sportivo.

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