Lo short track volta le spalle a Sighel: il presidente Gios attacca le "decisioni incoerenti" dello stesso giudice
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Redazione Sport
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L’Olimpiade di Pietro Sighel, iniziata nel modo più brillante possibile con quell’oro nella staffetta mista che lo aveva proiettato nell’olimpo dello sport italiano, si è infranta contro le barriere di protezione del palaghioco di Assago. Il pattinatore trentino, quello dell’arrivo di spalle e della popolarità improvvisa, ha vissuto una rassegna a cinque cerchi al contrario, e il suo disappunto, culminato nella decisione di disertare la finale B dei 500 metri, ha trovato ora il sostegno esplicito e formale della Federazione Italiana Sport del Ghiaccio.
A prendere carta e penna, o meglio a diffondere una nota ufficiale, è stato il presidente della FISG, Andrea Gios, il quale ha espresso a nome di tutta la federazione una «profonda delusione e amarezza» per quanto accaduto al proprio atleta. Il bersaglio delle critiche, tutt’altro che velate, è il direttore di gara. Gios, con una scelta di parole pesanti come il ghiaccio su cui si gareggia, ha parlato di «decisioni incoerenti e contraddittorie» che sarebbero state assunte nei confronti di Sighel, e l’aggravante, secondo il numero uno della federazione, è che queste sarebbero opera del «stesso giudice» per tutte e tre le prove individuali cui l’azzurro ha preso parte.
Il caso più eclatante, quello che ha fatto traboccare il vaso della pazienza azzurra, riguarda la semifinale dei 500 metri. In una curva, un contatto con un avversario – un contatto che per la folla presente sugli spalti, prontamente intervenuta con fischi di dissenso, sembrava quantomeno dubbio – è costato la caduta e l’eliminazione a Sighel. Il pattinatore, toccato, è finito a terra, e l’arbitro, lungi dal concedergli il passaggio del turno, lo ha ritenuto corresponsabile dell’incidente. Una valutazione che ha spinto l’azzurro ad abbandonare il bordo pista ancor prima che la decisione diventasse ufficiale, rifiutandosi poi di scendere in pista per la finale che avrebbe assegnato le posizioni minori. Un gesto forte, quest’ultimo, che la federazione non condanna ma, al contrario, sembra quasi legittimare attraverso la presa di posizione del suo massimo rappresentante.
Il sospetto che diventa un caso: la federazione raccoglie solidarietà internazionali
Quello che poteva rimanere un semplice sfogo di circostanza, dettato dalla frustrazione per un sogno infranto, si è trasformato in un caso diplomatico-sportivo. Il presidente Gios, infatti, ha voluto puntualizzare come la percezione di un trattamento iniquo non sia un lamento isolato del movimento italiano. Nella sua nota, Gios ha tenuto a sottolineare che il parere della FISG è stato «confermato» e «condiviso anche da tecnici e dirigenti di altre nazioni presenti ai Giochi». Queste delegazioni straniere, secondo quanto riportato, avrebbero espresso perplessità del tutto analoghe a quelle italiane riguardo all’operato visto sul ghiaccio in queste giornate. «Questo rende il quadro ancora più grave e preoccupante», ha aggiunto il presidente, lasciando intendere che non si tratti di una banale svista, ma di un atteggiamento arbitrale che, a suo dire, avrebbe assunto i contorni di una tendenza.
La federazione, attraverso le parole del suo presidente, ha quindi voluto ribadire «la propria totale vicinanza» a Pietro Sighel, definito non solo un atleta di valore ma un vero e proprio «patrimonio del pattinaggio italiano e internazionale». Il messaggio è chiaro: al di là dei regolamenti e del sacro ruolo dei giudici di gara, che pure si dicono di comprendere, quando emergono elementi così evidenti di contraddittorietà e incoerenza, diventa doveroso, per chi governa lo sport, alzare la voce per chiedere equità. E mentre il movimento dello short track italiano attende di vedere se questo sfogo avrà strascichi o conseguenze nelle sedi opportune, l’amarezza per un’Olimpiade che prometteva meraviglie e si è invece trasformata in un incubo arbitrale rimane, destinata a segnare la fine di questi Giochi per uno dei suoi protagonisti più talentuosi.
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