Amnistia per i militari siriani: non equivale a perdono

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'amnistia concessa ai militari siriani non implica un perdono per chi si è macchiato di crimini contro l'umanità. I ribelli hanno annunciato la prossima diffusione di una lista di funzionari ritenuti responsabili di eccidi. Le nuove autorità hanno indicato tre punti fondamentali: è stato aperto un centro di riconciliazione a Homs, dove soldati e altri dovranno presentare la richiesta di perdono entro il 14 dicembre; verrà redatto un elenco per perseguire chiunque sia stato coinvolto in torture, arresti arbitrari e violenze.

Il rovesciamento del regime di Bashar al-Assad da parte dell'HTS (Hayat Tahrir al-Sham) ha sferrato un duro colpo all'Iran e alla Russia, i cui rispettivi governi sostenevano il dittatore per salvaguardare i propri interessi nella regione. L'HTS, guidato attualmente da Abu Mohammed al-Golani (o al-Julani), nome di battaglia di Ahmed al-Shra, combattente di origini siriane nato a Ryad 42 anni fa, è un cartello islamista che fonde al suo interno diverse sigle dello jihadismo salafita/sunnita, ossia una galassia di formazioni e gruppi che si richiamavano ad al-Qaeda.

Le strade di Damasco sono ora piene di quelli che chiamiamo indistintamente miliziani, guerriglieri, gruppi armati o ribelli. L'HTS detta il ritmo degli avvenimenti, ma com'è caratterizzata la loro presenza? Come si distinguono i suoi membri dagli altri ribelli? La loro presenza è evidente, si distingue molto dagli altri gruppi armati che circolano: sono disciplinati, hanno uniformi, rispettano gli ordini, come riferisce l'inviato del Corriere della Sera interpellato dalla RSI.

La Siria è ora nelle mani di al-Jawlani, il leader enigmatico che presenta due possibili destini per il Paese. Le due identità del leader dei ribelli jihadisti che hanno conquistato il Paese: dal ruolo di primo piano in Is e al-Qaeda al cambio di rotta con la presa di Damasco. Jihadista o solo ex jihadista, estremista o moderato e pragmatico, 'amico' dei terroristi o difensore della "diversità".

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