Trump annuncia colloqui con Lula sui dazi al 50% per il Brasile, mentre il Canada ottiene il 35%

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   New York, 11 luglio – "Parlerò con il presidente brasiliano, a un certo punto". Con queste parole, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha accennato a un possibile dialogo con Luiz Inácio Lula da Silva riguardo ai dazi del 50% imposti al Brasile, prima di recarsi in Texas per visitare le zone colpite dalle recenti alluvioni. Una misura che, se confermata, rischia di alterare gli equilibri commerciali tra i due Paesi, mentre il Canada – con un’aliquota del 35% – sembra aver ottenuto una condizione relativamente più favorevole.

L’Italia, intanto, resta tra i Paesi più esposti alle ripercussioni delle nuove tariffe doganali, complici la struttura produttiva orientata all’export e la fluttuazione del cambio euro-dollaro. Secondo un’analisi dell’Ispi, l’impatto sarebbe particolarmente severo per le economie manifatturiere europee, tra cui quella tedesca e quella italiana, già alle prese con margini di competitività sempre più ridotti.

Non a caso, la segretaria del Pd Elly Schlein ha sollecitato il governo a non sottovalutare la posta in gioco. "Al di là dei tentativi di Giorgia Meloni di sminuire l’impatto per non irritare Trump – ha dichiarato – i dazi rappresenterebbero un colpo durissimo per un’economia come la nostra". Stime di Confindustria indicano che, anche con aliquote al 10%, il calo dell’export potrebbe sfiorare i 20 miliardi entro il 2026, con oltre 118 mila posti di lavoro a rischio.

Sulla stessa linea Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, che a margine di un’assemblea a Napoli ha ribadito la necessità di negoziati più incisivi. "La soluzione ideale sarebbero dazi a zero – ha osservato –, ma è evidente che servono contropartite". Tra queste, Orsini cita la collaborazione energetica e gli acquisti nel settore della difesa, ambiti in cui l’Europa potrebbe trovare margine di trattativa.

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