Traghettopoli, l'inchiesta arriva ai vertici delle Fiamme Gialle
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Redazione Interno
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L’indagine della procura di Genova sui viaggi omaggio concessi dal gruppo Moby, un affare che ha preso il nome di Traghettopoli, compie un salto di qualità iscrivendo nel registro degli indagati figure di primo piano nell’apparato dello Stato. Tra i 123 nomi, che comprendono generali, comandanti e ufficiali di vario grado, spicca infatti quello del generale Francesco Greco, attuale comandante interregionale della Guardia di Finanza per l’Italia meridionale e, secondo voci ricorrenti, uno dei candidati alla successione di Andrea De Gennaro alla guida del Corpo. L’accusa mossa dall’autorità giudiziaria è di concorso in corruzione, un capo d’imputazione grave che getta un’ombra su un percorso professionale di vertice.
I dettagli dell'inchiesta e lo scontro legale
L’inchiesta, che ha già visto l’imprenditore Vincenzo Onorato e i suoi figli patteggiare una condanna per bancarotta, ruota attorno a un sistema di favori che avrebbe garantito, secondo le ricostruzioni degli investigatori, l’accesso a migliaia di viaggi gratuiti su rotte verso la Sardegna e altre destinazioni. Elementi specifici, come cinque biglietti per Olbia di cui il generale Greco avrebbe usufruito con i familiari, costituirebbero parte del materiale probatorio. Parallelamente, si è aperto un aspro confronto tra le difese dei 126 indagati e la procura: gli avvocati, infatti, insistono per avere accesso integrale e senza filtri di privacy alle caselle email di 14 dirigenti Moby, ritenute il deposito delle informazioni su circa 34mila passaggi omaggio.
Le implicazioni per l’istituzione
La posizione del generale, la cui carriera è stata sino ad ora improntata a ruoli di comando e di grande responsabilità, introduce una dimensione delicatissima nel procedimento. L’iscrizione nel registro degli indagati di un ufficiale che ricopre un incarico di tale rilevanza, e che è nel novero dei papabili per la massima carica delle Fiamme Gialle, solleva interrogativi sulla portata di un’indagine che sta mettendo a nudo intricate relazioni tra mondo imprenditoriale e settori pubblici. La vicenda, per come si sta sviluppando, tocca i nervi scoperti di un sistema di scambi che la magistratura genovese sta pazientemente dipanando.
Il quadro probatorio in formazione
Il lavoro dei pubblici ministeri procede dunque su un duplice binario: da un lato l’analisi meticolosa del flusso di biglietti gratuiti, che si sostanzia in atti concreti e viaggi documentati; dall’altro la battaglia tecnico-giuridica per l’acquisizione della massa di dati digitali, considerata fondamentale per ricostruire l’intera architettura degli alleged favori. Questo scontro, che vede la difesa premere per una visione completa dei file, indica come il processo di acquisizione delle prove sia ancora in una fase cruciale, destinata a definire il perimetro effettivo delle posizioni di ciascun indagato.
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