La nuova strategia di Trump divide l'Atlantico e fa esultare il Cremlino

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il riallineamento strategico impresso dall'amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale ha riformulato i documenti fondativi della sicurezza nazionale, sta producendo un terremoto geopolitico le cui scosse più forti si avvertono in Europa. La decisione di rimuovere la definizione di "minaccia diretta" attribuita alla Russia, sostituita da una critica serrata all'Unione Europea dipinta come un rischio per la civiltà occidentale, ha infatti creato una frattura evidente con gli alleati d'oltreoceano, i quali tentano un complesso e affannoso lavoro di ricucitura. "Cari amici americani, l'Europa è il vostro alleato più stretto, non il vostro problema", ha scritto su X il premier polacco Donald Tusk, sottolineando come, negli ultimi ottant'anni, la partnership transatlantica abbia affrontato nemici comuni. Un appello, il suo, che è stato fatto proprio anche dall'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Kaja Kallas, la quale ha ribadito il ruolo degli Stati Uniti come principale alleato, nel tentativo di arginare una deriva percepita come pericolosa.

Il plauso di Mosca e lo scenario ucraino

Dall'altra parte, la risposta di Mosca non si è fatta attendere, manifestando un consenso che suona come un'ulteriore doccia fredda per le capitali europee. Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha dichiarato all'agenzia Tass che i cambiamenti adottati da Washington sono "in gran parte coerenti con la nostra visione", definendo un passo positivo l'assenza del riferimento alla Russia come minaccia immediata. Peskov ha poi aggiunto che questo nuovo approccio, in netto contrasto con le precedenti amministrazioni statunitensi, potrebbe aprire la strada a un "lavoro costruttivo" per una soluzione riguardante il conflitto in Ucraina, un passaggio che lascia intendere come Mosca veda ora la possibilità di negoziati più favorevoli senza la pressione univoca di un Occidente compatto.

Le conseguenze per la sicurezza europea

La rimozione del pilastro della minaccia russa, che per decenni ha giustificato l'architettura di sicurezza continentale e la stessa esistenza della Nato, costringe dunque l'Europa a una riflessione profonda e urgente sulla propria autonomia. La nuova dottrina di Washington, che accusa l'Unione di promuovere politiche ideologiche estremiste e di mettere a rischio i fondamenti stessi della civiltà, rappresenta una svolta epocale: gli Stati Uniti, in sostanza, sembrano voler ricalibrare il proprio impegno a difesa del Vecchio Continente, le cui priorità vengono apertamente messe in discussione. Una parte di esso, quella orientale e più esposta, avverte con particolare angoscia questo cambiamento di prospettiva, temendo che possa tradursi in una riduzione del sostegno militare e logistico in un momento di grande instabilità.

Il difficile equilibrio tra dialogo e deterrenza

La situazione crea un paradosso di non facile gestione, dove le dichiarazioni di apertura verso il Cremlino da una sponda dell'Atlantico si scontrano con la necessità di mantenere una ferma linea di contenimento dall'altra. L'Europa si trova quindi a dover navigare in acque inesplorate, bilanciando la necessità di non alienarsi l'alleato americano – pur cercando di chiarire le proprie posizioni – con l'imperativo di non mostrare segni di debolezza che potrebbero essere sfruttati da Mosca. La ricerca di una posizione comune tra i Ventisette, spesso divisi sulla linea da tenere con la Russia, diventa ancor più complicata quando il tradizionale garante della sicurezza sembra voler rivedere i termini del patto.

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