Strage di lupi nel parco d’Abruzzo, il conto sale a 18 carcasse. La procura: veleno e ipotesi di accanimento
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Redazione Interno
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Non si ferma l’ecatombe, anzi, il bilancio di quella che ormai appare una mattanza pianificata – o perlomeno sistematica – si aggrava di ora in ora: nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise sono stati rivenuti altri otto esemplari di lupo morti, portando il totale degli animali selvatici uccisi in pochi giorni a diciotto; a questi si aggiungono poi tre volpi e una poiana, anch’esse trovate senza vita, vittime collaterali di un metodo che colpisce senza alcuna distinzione di specie.
Le prime rilevazioni, se così si possono definire visto il carattere frammentario degli accertamenti in corso, hanno confermato l’ipotesi più agghiacciante: l’avvelenamento. I decessi, concentrati tra Alfedena, Pescasseroli, Bisegna e Barrea -3, presentano caratteristiche tali da escludere la casualità; anzi, l’ampliarsi del raggio d’azione suggerisce agli inquirenti, cioè alla Procura di Sulmona che ha aperto un fascicolo per uccisione ingiustificata di animali -1, la presenza di più focolai contaminati o addirittura di un’azione coordinata.
Il veleno nei boschi e le reazioni delle istituzioni
Sul piano tecnico, le analisi condotte dall’Istituto Zooprofilattico di Teramo hanno isolato tracce di pesticidi agricoli compatibili con l’uso di esche letali -1; nonostante le bonifiche effettuate con cani antiveleno, che hanno permesso di sequestrare undici bocconi ancora integri, la contaminazione residua rappresenta una minaccia concreta anche per altre specie protette come l’orso bruno marsicano, il cui habitat si sovrappone parzialmente a quello dei lupi uccisi.
A fronte di questa escalation, il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha rotto il silenzio definendo l’accaduto "orrendo e grave" -2-10; ha inoltre disposto un incremento dei controlli da parte del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari (Cufaa) per snidare i responsabili, assicurando che il dicastero è "particolarmente attento alla protezione di una specie così importante per l’equilibrio dell’ecosistema".
La “giustizia fai da te” e il nodo degli indennizzi
Sullo sfondo della vicenda, l’Ente Parco ha voluto fornire alcuni numeri per contestualizzare eventuali moventi legati alla cronica conflittualità tra fauna selvatica e attività agricole; tra il 2018 e il 2026, viene evidenziato come siano stati erogati indennizzi consistenti proprio nei comuni oggi teatro della strage. A Pescasseroli, per esempio, è stato accolto il 92% delle richieste di risarcimento per danni da fauna (615 su 672), con una spesa totale di oltre 253mila euro, di cui l’85% attribuibile esclusivamente al lupo.
L’ente ha parlato di un "gioco pericoloso" – riferendosi alla retorica che legittimerebbe l’abbattimento illegale – equiparando chi giustifica il veleno come reazione a un presunto malgoverno a chi legittima l’operato delle mafie -9; una dura presa di posizione, questa, che mira a ribaltare la narrazione secondo cui la tutela della biodiversità sarebbe disgiunta dalle esigenze economiche del territorio.
Le indagini e il silenzio dei complici
Le indagini, coordinate dal procuratore di Sulmona, restano al momento formalmente a carico di ignoti -1; gli investigatori stanno vagliando la pista della premeditazione, ipotizzando che gli autori possano aver agito con modalità da gruppo organizzato, vista la logistica necessaria a disseminare veleno su un’area così vasta senza essere intercettati. Le dieci carcasse rinvenute per prime sono già state trasferite all’istituto di Teramo per ulteriori accertamenti tossicologici -1; si cerca di capire se il pesticida usato sia uno di quelli già in commercio – e quindi tracciabile – o una sostanza reperibile nel mercato nero.
Mentre i Forestali scandagliano i sentieri tra Pescasseroli e Barrea alla ricerca di ulteriori tracce, il silenzio delle frange più estremiste del mondo agricolo e venatorio – spesso primo anello di una catena che conosce gli esecutori materiali senza denunciarli – rischia di proteggere i carnefici. La presenza di volatili come la poiana tra le vittime, infatti, dimostra l’indiscriminata letalità del metodo utilizzato.




