Borse Ue in calo, dalla commissione bancaria del Senato Usa arriva il sì per Warsh
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Redazione Economia
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La seduta si chiude in rosso per i principali listini europei, che hanno risentito di un clima d’attesa tutt’altro che favorevole, condizionato da due fronti distinti ma ugualmente gravosi: il nervosismo persistente intorno al settore tecnologico americano, da una parte, e le nuove, inquietanti variabili che agitano il mercato petrolifero, dall’altra. A gettare benzina sul fuoco, per così dire, è stata una soffiata del Wall Street Journal, secondo cui OpenAI – la società madre di ChatGPT, tanto per intenderci – avrebbe mancato alcuni obiettivi interni legati al numero di utenti attivi e ai ricavi attesi; una notizia che, sebbene circoscritta a una singola azienda, ha riacceso i timori sulla sostenibilità della corsa all’intelligenza artificiale, trascinando con sé i titoli hi-tech europei.
Parallelamente, oltreoceano si consuma una partita cruciale per l’assetto della banca centrale più potente del mondo. La commissione bancaria del Senato degli Stati Uniti ha infatti dato il via libera alla nomina di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve, con un voto che ha spaccato in due l’emicamera: 13 favorevoli e 11 contrari, senza alcun sconfinamento dalla linea di partito. Tutti i senatori repubblicani hanno votato sì, tutti i democratici hanno votato no – una frattura netta, destinata a fare discutere, perché per un ruolo di tale rilievo, storicamente, si era sempre cercato (e talvolta trovato) un minimo di consenso trasversale.
Un voto senza precedenti per la Fed
Il responso della commissione, che rappresenta un passo intermedio ma politicamente assai significativo, assume i contorni di un precedente raro per un incarico – la presidenza della Fed – che da decenni godeva di una qualche forma di benedizione bipartisan. La nomina di Warsh, ex governatore della stessa istituzione e voluto da Donald Trump (oggi alla Casa Bianca da più di un anno, si ricorderà), passa ora al vaglio dell’aula grande del Senato, dove il voto è atteso prima del 15 maggio, data di scadenza naturale del mandato dell’attuale numero uno, Jerome Powell. Proprio Powell, va detto, non uscirà di scena: dovrebbe restare all’interno del board della Fed, un dettaglio non secondario che garantisce una certa continuità tecnica – almeno sulla carta – in un momento di profonda incertezza sui tassi.
L’incognita petrolio e le ripercussioni sui listini
Tornando alle Borse del Vecchio Continente, l’andamento ribassista non ha risparmiato nessuno dei principali indici, da Francoforte a Parigi, passando per Milano. Gli operatori hanno preferito smobilizzare posizioni rischiose in attesa di segnali più chiari, né la notizia del sì a Warsh – per quanto rilevante – ha sortito effetti immediati sui mercati azionari europei, che restano ancorati alle dinamiche energetiche. Sul fronte petrolifero, le preoccupazioni riguardano sia la domanda globale, in rallentamento, sia la capacità dell’Opec+ di mantenere la coesione sulle quote di estrazione; un quadro, questo, che ha già spinto i listini a rivedere al ribasso le stime per il trimestre in corso.
La nomina di Warsh arriva in un contesto di forte polarizzazione
L’iter della candidatura di Warsh, insomma, prosegue ora verso il voto finale, e il margine stretto emerso in commissione (appena due voti di scarto, in un’aula di 24 membri) lascia presagire una ratifica non scontata, sebbene i numeri in Senato, con una maggioranza repubblicana risicata, rendano il passo quasi obbligato. Ciò che più conta, agli occhi degli analisti, è la rottura di una consuetudine: una nomina alla Fed, storicamente blindata contro le offensive della politica partigiana, si è trasformata in un banco di prova della polarizzazione estrema che attraversa Washington. E mentre le Borse Ue scontano queste incertezze a modo loro, gli occhi restano puntati sul 15 maggio, quando – se il Senato darà l’ok – la Fed avrà un nuovo presidente, ma non una nuova pace politica.
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