Coppia italiana bloccata in Argentina per maternità surrogata

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un oncologo e un infermiere italiani, fermati in Argentina insieme alla loro figlia neonata, sono al centro di una complessa vicenda che coinvolge la maternità surrogata e un’indagine per presunto traffico di esseri umani. La coppia, pur non essendo formalmente indagata, sta collaborando con le autorità argentine, mentre il loro caso ha sollevato dibattiti sui confini legali ed etici di pratiche come la surrogazione.

Il caso dell’oncologo e dell’infermiere padovano, fermati il 25 ottobre all’aeroporto di Ezeiza a Buenos Aires insieme a una donna di 28 anni e alla figlia di pochi giorni, ha portato a dieci perquisizioni in altrettante sedi argentine di una clinica specializzata nella fertilità. Secondo la polizia, le perquisizioni e i sequestri hanno avuto esito positivo, in quanto sono state raccolte informazioni importanti per il caso.

Il giudice Federico Villena ha incaricato la polizia di eseguire dieci perquisizioni simultanee in cliniche che si occupano di fecondazione assistita e ostetricia nel Paese sudamericano. L’indagine sul racket di bebè frutto di maternità surrogata, pratica legale in Argentina ma non regolamentata da una normativa chiara, è partita proprio dalla vicenda che vede protagonisti un medico oncologo di Padova, che risulterebbe il padre biologico della neonata nata il 10 ottobre, e il suo partner.

Maurizio Paniz, legale della coppia padovana, ha dichiarato che i suoi assistiti sono sereni, non sono né imputati né arrestati, ma è difficile dire al momento quando potranno rientrare in Italia.

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