Orrore nella casa di riposo di Grottaferrata: anziani sedati e legati, sette misure cautelari

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Una lunga indagine dei Carabinieri del Nas di Roma, partita dalla denuncia di un familiare, ha portato alla luce un sistema di abusi metodico e crudele all'interno di una residenza per anziani di Grottaferrata, culminato nell'emissione di sette provvedimenti cautelari da parte del Gip del Tribunale di Velletri. Il legale rappresentante della struttura e sei operatrici socio-assistenziali sono ora accusati di maltrattamenti aggravati, i cui contorni, ricostruiti dalla Procura, descrivono una prassi disumana finalizzata al contenimento tramite violenza e negligenza. L'intervento giudiziario, che ha preferito la sospensione dall'attività agli arresti domiciliari, mira soprattutto a interrompere immediatamente ogni contatto tra gli indagati e gli ospiti, molti dei quali in condizioni di estrema vulnerabilità.

La routine della sedazione forzata

Al centro delle accuse vi è l'abitudine, priva di qualsiasi giustificazione clinica e di prescrizione medica, di somministrare psicofarmaci agli anziani già nel primo pomeriggio, verso le quattro, con l'unico scopo di indurne il sonno fino al mattino seguente. Una pratica, questa, che di per sé costituisce un gravissimo abuso e che getta una luce sinistra sulla gestione della struttura, la quale, piuttosto che assicurare le cure, optava per l'eliminazione fisiologica della necessità di assistenza. A ciò si aggiungevano, come ulteriori tasselli di un quadro di abbandono, condizioni igienico-sanitarie definite vergognose dalle forze dell'ordine, con gli ospiti spesso lasciati immersi nelle proprie urine per ore, senza che nessuno si prendesse la briga di pulirli o cambiarli.

Violenze e costrizioni fisiche

Quando la sedazione non era sufficiente o quando qualche ospite osava lamentarsi, le risposte del personale non si facevano attendere e assumevano i contorni di una violenza plateale. Gli investigatori hanno accertato l'uso di botte, insulti e vessazioni verbali, comportamenti che trasformavano la struttura da luogo di cura in un ambiente di terrore. Per coloro che mostravano una maggiore irrequietezza, poi, era prevista una costrizione fisica aggiuntiva: venivano legati con delle cinghie alla propria sedia a rotelle, privati del poco movimento residuo. Chi invece era costretto a letto vedeva sistematicamente alzate le sponde laterali, le cosiddette paratie anti-caduta, non per sicurezza ma per impedirgli di scendere e raggiungere il bagno, condannandolo a una forzata immobilità.

Gli sviluppi dell'inchiesta giudiziaria

L'operazione, condotta nell'area dei Castelli Romani, si è quindi conclusa con l'esecuzione delle misure cautelari che, seppur diverse dalla custodia in carcere richiesta inizialmente dal pubblico ministero, hanno l'effetto concreto di allontanare gli indagati dalla struttura. Il filo delle indagini, che proseguono, sta ora cercando di ricostruire l'esatta dinamica e la possibile concorrenza di colpe all'interno della casa di riposo, mentre le forze dell'ordine sottolineano come casi del genere, pur nella loro tragicità, rappresentino un monito per l'intero settore. La protezione degli ospiti più fragili, molti dei quali non sono in grado di denunciare, rimane l'obiettivo primario delle autorità.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.