Citisina, il maggiociondolo che spegne il fumo (e che adesso passa il Ssn)
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Redazione Salute
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Un piccolo grappolo di fiori gialli, simile al glicine ma dalle proprietà inaspettate, potrebbe davvero cambiare la vita a milioni di italiani. Dal Cytisus laburnum, conosciuto ai più come maggiociondolo, si estrae la citisina: una molecola che, dopo anni di attesa, è diventata ufficialmente il primo farmaco per smettere di fumare ad essere rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale. Non si tratta di una novità assoluta per gli addetti ai lavori – era già utilizzata in formulazione galenica – ma il passaggio alla produzione industriale e la conseguuta rimborsabilità ne cambiano radicalmente la portata. I circa 12,5 milioni di fumatori italiani hanno ora a disposizione un’arma in più nei 110 (ma secondo altri censimenti si parla di 194) centri antifumo sparsi sul territorio, anche se l’entusiasmo, come vedremo, sta già mettendo a dura prova le strutture.
Assalto ai centri antifumo, liste d’attesa che si allungano
La notizia, rimbalzata dalle pagine del Sole 24 Ore fino alla cronaca locale, ha scatenato quello che i medici definiscono un vero e proprio “assalto alla diligenza”. Nel centro dell’Aoup (Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana), la richiesta di accedere alla terapia è talmente aumentata da costringere lo staff a rivedere le agende. Il professor Francesco Pistelli, pneumologo e coordinatore del centro di Cisanello, racconta di decine e decine di nuove prenotazioni arrivate nell’arco di pochi giorni, con un conseguente allungamento delle liste d’attesa che ha già toccato i tre mesi. Lui stesso, pur mantenendo un rigore scientifico, non usa mezzi termini nel descrivere la percezione quasi “miracolistica” che circonda la pillola, sebbene tenga a sottolineare che si tratta di un farmaco vero, con un meccanismo d’azione preciso e studiato.
Venticinque giorni per ingannare il cervello
Ma come agisce, esattamente, questo principio attivo? La citisina è un alcaloide naturale che opera da “cavallo di Troia” sul sistema nervoso. Si lega ai recettori nicotinici cerebrali – gli stessi che la nicotina utilizza per dare la sensazione di piacere – attivandoli in maniera molto più debole. In pratica, spegne la voglia di fumare riducendo i sintomi dell’astinenza (irritabilità, ansia, insonnia) e, allo stesso tempo, impedisce alla nicotina di agire se il paziente cede alla tentazione. Non c’è più la gratificazione, e quindi la sigaretta perde il suo potere. Il protocollo standard approvato è di 25 giorni, con un dosaggio che viene ridotto gradualmente nel tempo; entro il quinto giorno, di solito, si dovrebbe aver smesso del tutto. Una curiosità storica: se ne parlava già durante la Seconda Guerra Mondiale, quando i soldati dell’Est masticavano le foglie di questa pianta per sostituire il tabacco.
Prevenzione e risparmio per il sistema sanitario
L’inserimento nel sistema rimborsabile non è soltanto una notizia sociale, ma anche una mossa strategica di sanità pubblica. Se prima la citisina era a pagamento o preparata in farmacia su ricetta, oggi è a carico dello Stato per i pazienti inseriti in percorsi specialistici. Si chiude, almeno in parte, il cerchio di una delle battaglie più costose per il Ssn: il fumo causa oltre 93 mila morti all’anno in Italia e genera costi sociali e sanitari che superano i 26 miliardi di euro, tra ospedalizzazioni e perdita di produttività. Dare accesso gratuito a un farmaco che costa una frazione di quelle spese – e che ha dimostrato tassi di cessazione intorno al 45-47% a un anno di distanza – rappresenta un investimento dalla ricaduta economica altamente positiva. Lo usano già da decenni in Polonia e in altri Paesi dell’Est, e le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità lo raccomandano ormai da tempo. Ora, finalmente, tocca all’Italia.




