Caso Garlasco, il testimone si mostra a volto scoperto: "Vidi una donna bionda, poi le minacce"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il delitto di Chiara Poggi, nonostante gli anni trascorsi e una sentenza passata in giudicato, continua ad alimentare un dibattito pubblico che periodicamente si riaccende in concomitanza con l'emergere di nuovi elementi o dichiarazioni che sembrano mettere in discussione le certezze acquisite.

È quanto avvenuto in queste ore, dopo la seconda puntata del programma televisivo "Filorosso", in onda su Rai 3, dove il testimone che nella settimana precedente aveva rilasciato un'intervista in forma anonima ha deciso di presentarsi a volto scoperto, aggiungendo ulteriori dettagli alla sua versione dei fatti e lanciando una sfida diretta agli inquirenti.

L'uomo, che sostiene di essersi trovato a Garlasco la mattina del 13 agosto 2007, ha ribadito con forza di aver visto una donna bionda in sella a una bicicletta nera nei pressi della villetta di via Pascoli, il luogo in cui il corpo di Chiara fu rinvenuto.

La versione del testimone e la ricostruzione della giornata

Nel corso dell'intervista, il testimone ha fornito una giustificazione per la sua presenza a Garlasco in un giorno, quello di metà agosto, in cui il paese era, a suo dire, deserto: avrebbe dovuto curare l'allestimento per un evento di rilievo nazionale previsto per Ferragosto presso una discoteca del luogo, "Le Rotonde".

Dopo essere arrivato in anticipo, si sarebbe dedicato a una lunga passeggiata, durante la quale avrebbe incrociato, oltre ad altre due persone, una ragazza in bicicletta che, per la sua bellezza, avrebbe attirato la sua attenzione, spingendolo a seguirla con lo sguardo.

Il ricordo di quel momento, a distanza di quasi due decenni, è vivido e dettagliato: l'uomo descrive la bicicletta come un modello nero con raggi cromati che riflettevano la luce, e la ragazza come una bella donna con un completino nero e occhiali da sole sulla testa, caratterizzata da "occhi spiritati" e da una pedalata così rapida da sembrare una fuga. Sulla certezza di quanto visto, il testimone non ha esitazioni, dichiarando di avere dei "flash talmente forti in mente che non me li si può cambiare".

La mancata denuncia dell'epoca e le presunte minacce

Una delle questioni più delicate sollevate dal racconto riguarda il lungo silenzio mantenuto dal testimone, il quale ha spiegato di non aver mai pensato di riferire alle autorità quanto visto, spinto, a suo dire, dalla coscienza solo nel 2025, di fronte a una situazione che giudicava "non chiara". Lo scorso luglio, l'uomo si è quindi rivolto ai Carabinieri, formalizzando una sommaria informazione testimoniale nella quale ha ricostruito il suo avvistamento.

La sua versione, però, non avrebbe ricevuto grande attenzione, e a suo dire sarebbe stata "presa sottogamba" dagli inquirenti. Secondo quanto riportato, a questo punto sarebbero arrivate le minacce: l'uomo racconta che, circa venti giorni dopo la sua testimonianza, due persone si sarebbero presentate al citofono della sua abitazione per intimargli di non occuparsi di Garlasco e di farsi i fatti suoi.

L'uomo, che ha affermato di aver denunciato le intimidazioni, ha descritto i due malviventi come individui dal volto poco raccomandabile, in fuga su una Polo nera.

Le verifiche degli inquirenti e la sfida lanciata in tv

La testimonianza, sebbene raccolta in un programma televisivo, era stata già messa agli atti, ma le fonti investigative, interpellate dalla stampa, hanno precisato di aver effettuato tutte le opportune verifiche senza trovare riscontri alle dichiarazioni dell'uomo. Un elemento che avrebbe contribuito a minare la credibilità del testimone è legato ai tabulati telefonici, che non confermerebbero la sua presenza a Garlasco nella mattina del delitto.

L'uomo, tuttavia, si è difeso spiegando che all'epoca dei fatti era titolare di tre diverse utenze telefoniche, e che potrebbe averne fornita una diversa da quella utilizzata quel giorno, invitando gli inquirenti a controllare le altre. Nel corso della puntata di "Filorosso", il testimone ha voluto lanciare una sfida aperta ai Carabinieri: se ritengono che le sue dichiarazioni siano false, ha dichiarato, lo denuncino per falso. Un modo per ribadire la propria buona fede e la certezza di ciò che ha affermato di aver visto.

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